L'isola sconosciuta

"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". J.Gaarder - C'è nessuno?
domenica, 28 ottobre 2007

"Ma io ero solo timida..."

studentcomputerIl nostro blog vuole essere un posto "errante", perchè l'intento non è trovare risposte definitive. Vuole essere il luogo del dialogo aperto, dove chi vuole percorre con noi un cammino, per riflettere, per raccontare, per parlare di sè e dei propri problemi e, quando lo si ritiene neccessario, denunciare...
E' un luogo, quindi, dove i commenti hanno importanza quanto i post, dove chi viene ha voglia di fermarsi un attimo a leggere e non solo a lasciare una firma. Non importa se il nostro contatore non corre, non aumenta: ci interessa che chi viene, intessa con noi un dialogo.
Per questo ogni tanto posteremo commenti e testimonianze che vengono da voi... Il blog lo gestiamo noi, ma ci piacerebbe che anche voi lo sentiste un po' vostro.

Oggi lasciamo due testimonianze che vogliono farci ragionare su come spesso molti ragazzi passano nella scuola senza che nessuno riesca a conoscerli, a scoprirne le potenzialità e la ricchezza: questo accade più di quanto appaia.
Qualcuno poi ce la fa ugualmente, altri no.  (Emilia)


La prima testimonianza è di Zorba che ha lasciato questo commento:

"Chi sono io? Per restare al tema della scuola dirò che ero un ragazzo senza futuro... rimandato in seconda media e bocciato in terza media, mi si consigliò di rivolgermi al lavoro.
Invece mi iscrissi all'Istituto Tecnico per Perti Meccanici. Piano piano recuperai il mio svantaggio e mi diplomai con 39/60. Intanto avevo scoperto tutto un altro mondo e mi iscrissi, col sostegno di mio padre e mia madre, All'Università facoltà di Psicologia. Infine mi sono laureato con 110 e lode. Da quasi vent'anni esercito la professione e ho gli occhi ben aperti.
Dico questo non per vanagloria, ma perché serva d'incoraggiamento a chi si sente indietro: coraggio...non mollate ragazzi! Ci vuole umiltà e perseveranza. Non è vero che i giochi sono fatti una volta per tutte. Si può migliorare. Si può trovare la propria strada. Coraggio".

La seconda è di Fronesis che in suo post scrive:

"...ho sempre vissuto la scuola prima e l’università poi, come un’imposizione, un giogo che m’impediva di dispiegare le ali, tempo sottratto ai miei studi e alla mia curiosità per il mondo. Per diverso tempo, mi limitai a garantire il minimo sindacale, rifiutando i meccanismi scolastici: io ero l’alunna che non lasciava traccia, quella che non emerge per nessuna dote particolare, quella che stava sempre silenziosa e non si esponeva mai, di cui probabilmente non si conosce nemmeno il suono della voce. Perché per me la vita era fuori da scuola e quelle ore in classe erano soltanto una parentesi. E poi c’è sempre l’equivoco per cui una persona timida è anche una persona poco intelligente, poco vivace e quindi poco sveglia. Ma io ero solo timida e per niente aggressiva o competitiva.

Questo pregiudizio me lo portai dietro, come un peso morto, per molto tempo, destando spesso la sorpresa dei miei insegnanti o dei miei compagni, quando decidevo di venir fuori e uscire dall’ombra. Come quando in terza elementare, ad esempio, venne una sconosciuta professoressa che aveva scritto un libro di logica per bambini. Sottopose la classe ai suoi test ed io, sollecitata dalla novità, feci gli esercizi con un’eccezionale velocità e la donna rimase colpita dalle mie capacità logiche non proprio comunissime: ma io, come ho già raccontato, avevo una certa inclinazione alla concentrazione che gli altri bambini non possedevano; io ero abituata a stare da sola e l’introversione caratteriale e la curiosità avevano sviluppato una certa propensione all’esercizio mentale. Praticamente fui l’unica a rimanere seduta e concentrata sugli “pseudo giochini”, con tutta la serietà del caso".

E la storia di Fronesis continua nel suo blog andate a leggere perchè veramente bella. Grazie
postato da Isola08 alle ore 10:52 | link | commenti (23)
categorie: testimonianze
martedì, 23 ottobre 2007

Parla Rashid

BaminoFinestraChe ogni storia ha la sua ricchezza, anche quando è fatta di dolore e di sofferenza ce lo ha raccontato bene Rashid nel libro "Star bene a scuola si può?":

«In quel buio specchio che è la coscienza vedo un bambino pieno di rabbia e rancore, che nel tempo ho domato, quasi represso nascosto nell’animo, questo bimbo mi parla delle sue sofferenze: nascere nella guerra e vivere nella paura di morire, arrivare in un paese straniero, imparare la lingua senza dimenticare la lingua natale, lo slavo, fa nascere una rabbia che ti colpisce dentro. Piccole offese, disattenzioni, indifferenze e odi, forse involontari, ma che lasciano il segno nel cuore, prevalgono anche se hai un animo buono, e ti fanno diventare nervoso e sentire incompreso. Alle elementari cercavo di conquistare gli amici con gli oggetti-simbolo per attirare la loro attenzione, ma mi sentivo solo e la rabbia aumentava dentro di me. Finalmente sono arrivato alle medie dove mi bastava parlare per essere ascoltato e spiegare per essere capito. La mia rabbia è diventata energia, ho cominciato a vedere finalmente la vera persona che ero ed ancora sono. Sono un ragazzo sentimentalmente esperto sulle sofferenze altrui, un ragazzo che vorrebbe condividere il piacere di essere se stesso, un ragazzo come gli altri con una storia diversa. Perché diverso non sta al posto di pericoloso. Un ragazzo che tiene alle sue origini e non permette neanche al suo miglior amico di offenderlo per la religione o colore della pelle. Come mi vedono gli altri? Molti in generale come il pericolo rivolto alla società, come chi distrugge le tradizioni degli altri  e toglie il lavoro altrui… È già difficile normalmente vivere in un posto che non è la tua casa, in più dove gli altri provano disprezzo per te. Molte volte sento al mercato o nelle propagande politiche una mentalità che in parole povere dice “via l’invasore, via il diverso”, ma non esplicitamente (…). Invece, vorrei che gli altri vedessero in me una persona diversa ma nel senso buono della parola: come una persona da cui si può imparare un pensiero diverso, vorrei vedessero una persona che ha dei diritti come delle responsabilità verso la società, vorrei che si aiutasse davvero l’emigrato senza volerlo rispedire in un paese forse in guerra, dove forse, appena arrivato verrà imprigionato o persino ucciso. Forse, se le persone vedessero il bambino che ho visto io, capirebbero quanto si soffre, non a essere, ma a sentirsi diversi dagli altri e considerati inferiori. Se trovassimo il clima di aiuto e di amicizia anche fuori della scuola, ci può essere una speranza per chi come me pensa che non è la diversità e le cose che ci dividono in gruppi e ci diversificano, ma è importante quello che abbiamo in comune: il fatto di essere persone uguali in diritti e libertà».

Per due anni Rashid non aveva parlato della sua storia. Era un bambino apparentemente socievole, in realtà spesso si appartava e mi diceva che a lui piaceva stare solo a pensare. Poi abbiamo cominciato a scrivere un giornalino di classe e lui ha cominciato a impegnarsi moltissimo, tanto che ha imparato a scrvere molto bene come dimostra nel suo testo. Aveva molte cose da comunicare agli altri: la rabbia per chi ostenta ricchezza e giudica gli altri per quello che hanno e non per quello che sono era l’idea che, sotto diverse forme, veniva fuori in ogni suo articolo. Era molto orgoglioso e una volta un compagno che gli voleva sinceramente bene, mi ha detto che sembrava quasi che Rashid rifiutasse l’aiuto. Ne abbiamo parlato insieme. Rashid con gli occhi bassi gli ha spiegato che l’aiuto che gli veniva dato, non era alla pari come avveniva tra altri compagni. Lui si sentiva inferiore all’altro e questo gli faceva male. I suoi genitori erano poveri perché durante la guerra nella ex Jugoslavia avevano perso tutto, anche il titolo di studio e suo padre che era laureato ora doveva fare un lavoro umile per mantenere la famiglia.

Ha aggiunto guardando negli occhi il suo compagno: «Prova ad immaginare cosa vorrebbe dire per te e per la tua famiglia trovarti un giorno nelle mie stesse condizioni, come ti sentiresti?». Aveva perfettamente centrato il punto. L’altro aveva abbassato lo sguardo e aveva detto: adesso forse capisco. E il passo importante nella accettazione di una realtà difficile avviene nel momento in cui il ragazzo sente che la sua storia aiuta gli altri ad aprire le loro menti, a capire qualcosa di nuovo, a capire che anche lui ha qualcosa da insegnare.

È un passo che dobbiamo fare anche noi insegnanti, che dobbiamo difendere questi ragazzi che spesso vengono ingiustamente attaccati. 

«La lotta contro il razzismo deve essere un riflesso quotidiano. Non bisogna mai abbassare la guardia. Bisogna cominciare con il dare l’esempio e fare attenzione alle parole che si usano. (…). Se non si reagisce, e non si agisce, si rende il razzismo banale ed arrogante».

Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Bompiani, 1998.

postato da Isola08 alle ore 16:18 | link | commenti (21)
categorie: testimonianze, una scuola multiculturale
domenica, 21 ottobre 2007

La diversità è ricchezza

DiversitàContinuiamo a mettere sul tappeto dei problemi che appartengono non solo al mondo della scuola, ma al modo di porci nel mondo. Dite come la pensate a riguardo, esprimete le vostre esperienze fatte nella vostra quotidianità rispetto a quello su cui ci sollecita a riflettere I Care:

Il regista iraniano Mohsen Makhmalbaf, autore, tra l’altro, dei film “Pane e fiore” e “Kandahar” racconta: “Dio aveva in mano un grande specchio dentro il quale vedeva la verità; lo frantumò e ne assegnò un pezzettino ad ogni essere umano. Ogni uomo, dunque, può vedere un pezzettino di verità. Ma solo mettendo assieme i frammenti dello specchio si potrà avere una visione completa, anche se mai lo specchio così ricostruito potrà restituire l’immagine limpida della verità vista da Dio, che nello specchio si riflette"

Ogni uomo ha del mondo una visione sua, un suo punto di vista, che dipende dalle esperienze fatte, dal tempo storico e dal contesto in cui vive, dal carattere, dall’educazione che ha ricevuto. Insomma, come diceva Protagora, "l’uomo è misura di tutte le cose". Ma in questo nostro strano mondo, in cui ognuno pretende di avere il filo diretto con la Verità, di avere un rapporto preferenziale con Dio (dimenticando che Dio è padre [o madre?] di tutta l’umanità) e di conseguenza di avere la VERITA’ in esclusiva, tendiamo a dimenticare che ogni uomo ha solo un tassello di un puzzle. E come sanno tutti coloro che si dilettano a fare i puzzle, i tasselli non sono tutti uguali, alcuni hanno un solo colore e rappresentano un angolo di cielo o di mare, altri, invece, hanno un intricato intreccio di colori, e rappresentano una parte del panorama o dell’erba, o le ali d’una farfalla, o altro, ma provate a perdere un tassello, anche il più banale, il puzzle sarà incompleto, sembrerà rotto, senza senso. Solo quando impareremo ad ascoltarci l’un l’altro da bravi fratelli, figli dell’unico Dio, potremo unire i nostri tasselli di puzzle, mettere insieme la nostra parte di verità, di cui siamo portatori, piccola o grande, articolata e complessa, o semplice, in quanto noi siamo "misura". E solo così mettendoci insieme potremo sperare di ricostruire il grande puzzle della verità, in cui è rappresentato il volto di Dio.

E così anche a scuola ogni alunno, qualunque sia la sua provenienza culturale o sociale, qualunque sia il suo portato umano è indispensabile per l’insegnante e per la realtà stessa della classe.

Se vogliamo insegnare il rispetto dell’altro e l’accettazione della diversità, impariamo noi per primi che la diversità è ricchezza, e, quando ne saremo convinti e consapevoli, sapremo insegnarla, perché, come diceva Jean Jaurés "Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è".

Vi preghiamo di scrivere alla fine del commento il vostro nome

postato da Isola08 alle ore 16:30 | link | commenti (17)
categorie: citazioni, una scuola per tutti
martedì, 16 ottobre 2007

E se parlassimo prima di noi...?

AdultoAbbiamo detto che il nostro proposito è quello di non inseguire i fatti commentandoli ma di dialogare con le persone interessate degli  aspetti importanti della scuola, dell’educazione, del mondo giovanile, della cultura.
Gli interventi non sono mai inseriti in un progetto educativo più complessivo o almeno questo non è chiaro.

Per fare l’esempio degli esami di riparazione che hanno provocato proteste da parte degli studenti e perplessità da parte di tanti adulti, questa innovazione, che poi è solo ripristino del passato, nasce così come un fungo. Ma qual è l’obiettivo? In quale progetto educativo si inserisce? In quale percorso di valutazione? E’ una risposta facile ad un problema molto più difficile.
Forse se ai ragazzi si spiegano le cose e queste hanno un senso, un valore essi  capiscono e accettano anche quello che apparentemente è più scomodo e impegnativo.

Il problema è che siamo noi adulti, genitori, insegnanti a non avere più le idee chiare e a sentirci delusi da una politica che non ci aiuta a guardare con speranza il futuro e a farci credere che un mondo migliore è possibile. I mass media sono in questo complici e inseguono lo scoop, invece che affrontare con serietà la complessità dei problemi.

Dobbiamo ripensare allora a noi stessi, a riaprire il dibattito sui valori che vogliamo privilegiare per lasciare ai nostri figli un mondo più a misura d’uomo.

I ragazzi hanno bisogno di sentire che non siamo lì solo per giudicarli, ma per cercare insieme a loro. Essi sentono davanti a loro un futuro “blindato”, in cui solo i più bravi, i più belli, e i più competitivi potranno farcela. Non c’è posto per le “fragilità”… Ecco perché tutti vogliono sentirsi più forti, anche a costo di umiliare il compagno e a volte di farsi del male impedendosi di essere se stessi.

Il nostro obiettivo quindi è discutere, dialogare, confrontarsi, comunicare esperienze per crescere come persone e come educatori.
Ci sono tanti luoghi comuni, e una certa informazione ce ne offre a valanghe tutti i giorni, che hanno solo la funzione di togliere la speranza: invece è possibile cambiare, è possibile modificare qualcosa intorno a noi. Forse dobbiamo cominciare a credere di più in quello che possiamo fare noi. Allora discutiamo di come interessare i ragazzi alla vita e alla scuola, di come fare in modo che si sentano partecipi, valorizzati ma anche responsabilizzati, di come rendere viva la cultura e di come rinnovarla nella scuola.

Ma prima di tutto dobbiamo parlare di chi siamo noi…

postato da Isola08 alle ore 17:39 | link | commenti (18)
categorie: riflessione
venerdì, 12 ottobre 2007

Esami di riparazione...La novità del ministro Fioroni

StudentiPiazzSinceramente  vorremmo che questo blog abbia un respiro più ampio. Non abbiamo la pretesa di cambiare leggi, di proporne. Vorremmo dare agli argomenti che affrontiamo un respiro ampio che non rincorra sempre le emergenze a cui tanto siamo consapevoli non possiamo dare soluzioni. Ma accettiamo la proposta che ci è arrivata da alcuni che ci hanno scritto e altri commentato nel post: parlare degli esami a settembre. E per farlo inseriremo un post di Lavinia che già ha molto collaborato per noi e ch ha quella dote rara di dare ai problemi la concretezza della vita quotidiana. Aspettiamo i vostri commenti e vi preghiamo di accogliere la nostra proprosta: non cerchiamo semplificazioni, ma riflettiamo senza rincorrere i sì o i no, ma cercando cosa c'è sotto ogni decisone, quale logica, quali conseguenze. Grazie

Agitazioni studentesche

C’è agitazione nelle scuole. Gli studenti di licei e istituti tecnici occupano, fanno assemblee e si preparano allo sciopero.

Il motivo scatenante pare essere la reintroduzione degli esami di riparazione a settembre.

A me sembrava una gran bella cosa.

Questa storia di debiti e crediti formativi non mi ha mai convinta, anche se è dal 1994 che c’è.

Quest’anno poi, che ho avuto l’esperienza del “debito”in famiglia, devo dire che ho pregato tutto settembre per il ritorno degli esami di riparazione.

Sì perché… mettiamo il caso di mio figlio. Debito in matematica.

Si studia “tutta estate” per presentarsi il 3 settembre al liceo. Uno pensa “va là e salda il debito”. No.

Uno va là e consegna all’insegnante di matematica, che forse non c’è e allora si consegnano ad un’altra, i compiti fatti durante l’estate. Poi il 1° ottobre, al pomeriggio, in tutta la scuola c’è il primo compito di recupero del debito di matematica. Se non va bene ce ne saranno degli altri. E se non vanno mai bene non sei ammesso all’esame di maturità.

Così mio figlio, che pensava il 3 settembre di far festa e che ha vissuto l’ultima settimana di agosto con una discreta agitazione, si è ritrovato agitato e con studio intensivo di matematica  fino al primo ottobre, senza nessun intermezzo di vacanza.

Quindi ben vengano gli esami di riparazione a settembre, almeno ti togli il pensiero e puoi ricominciare l’anno scolastico con un certo interesse per i nuovi programmi.

C’è da dire che gli altri anni, da quanto ho capito, capitava che tu già ai primi di settembre riuscivi a saldare il tuo debito, senza fare queste prove a ottobre.

E c’è da dire poi che gli altri anni se non saldavi il debito eri ammesso comunque all’esame di maturità.

Qualcuno si lamenta dicendo che sono solo i professori, che vogliono poter arrotondare tutta l’estate facendo lezioni private, gli unici felici di questa reintroduzione.

Ma questo non è vero, adesso i genitori mandano i loro figli a lezione privata tutto l’anno, al primo segno di cedimento. Quindi c’è già un bel giro d’affari dietro (un’ora di lezione privata dalle 20 alle 30 euro, in nero ovviamente). Io ho la fortuna di avere una serie di cari parenti esperti in varie materie, ma se avessi dovuto mandare mio figlio a lezione quest’estate non sarei potuta andare in vacanza.

Tornare agli esami di riparazione mi sembra comunque meglio che lasciare questa storia di debiti.

Però questi ragazzi un po’ hanno ragione a protestare.

Si parla sempre di riforme della scuola e ogni ministro che arriva fa qualche variante, cambia di qua, torna indietro di là e ai ragazzi nessuno pensa.

Si iscrivono ad una scuola che funziona in un modo, poi, da un anno all’altro cambiano le regole e si sa solo ripristinare.

Nella stessa scuola mio figlio in prima gira con questi ridicoli libretti chiamati “portfolio”, e il fratello in terza neppure sa cosa sono; quelli che sono in quinta sono ammessi alla maturità anche con i debiti e quelli che sono in quarta invece dovranno saldarli; quelli che sono alle elementari, anzi, scuola primaria, scusate, studieranno meglio le tabelline e quelli che hanno tre anni di più non le hanno studiate….

Poveri ragazzi, nessuno si mette nei loro panni.

Adesso c’è un bell’articolo su repubblica.

  silviotera
postato da Isola08 alle ore 17:19 | link | commenti (15)
categorie: riforme e proposte istituzione
martedì, 09 ottobre 2007

LIn questo blog vogliamo avviare una riflessione attenta sulla scuola, sui giovani, sulla cultura e sul rapporto fra le generazioni. Una riflessione che non proceda per slogan e che non vada alla ricerca di facili soluzioni, ma che analizzi i problemi in tutta la loro complessità. Per questo l’abbiamo chiamato “L’isola sconosciuta”, perché la scuola nuova, quella adatta ai nostri giorni va ricercata, va rinnovata. Dobbiamo metterci tutti in viaggio per andarla a cercare.

Non condividiamo chi tenta di racchiudere in  categorie i giovani, chi pensa di poter tracciare le loro caratteristiche, il loro modo di essere, il loro modo di pensare racchiudendoli in una ricerca statistica. Certo sono figli del loro tempo oltre che dei loro genitori, ma prima di tutto sono individui, persone che, anche se tendono a nascondersi dentro il “gruppo”, hanno ognuno la propria anima, la loro personalissima storia, il proprio modo di reagire a ciò che la vita gli ha dato o gli ha tolto. Se di ognuno di loro si potesse raccontare la storia, se si fosse capaci di vedere e di comprendere ciò che ognuno è, capiremmo quanto dietro ad una falsa uniformità  si nasconde, accostandoli, una ricchezza e sfumatura di sentimenti che ci lascia stupiti.

Allo stesso modo non condividiamo l’idea che l’istruzione debba tener conto esclusivamente del mondo del lavoro. Pensare la scuola solo in questi termini è estremamente riduttivo e pericoloso per la crescita e la maturazione umana e sociale dei giovani, che prima di essere dei lavoratori devono diventare delle persone, devono crescere in modo sereno imparando a convivere con gli altri. Malgrado gli sforzi di molti educatori, il sistema spinge a privilegiare la funzione di selezione dei migliori, piuttosto che la funzione di valorizzazione delle capacità specifiche di ogni allievo.

Prima di parlare o criticare i giovani siamo noi adulti a doverci mettere in discussione, a riscoprire valori, a lasciarci mettere in gioco senza pregiudizi e idee precostituite. Troppe volte siamo noi adulti ad apparire demotivati, senza speranze e senza valori.

Dobbiamo imparare insieme a loro a guardare al futuro con più ottimismo e con un atteggiamento più creativo. La tendenza attuale, invece, è continuare a guardare al passato come un modello da riproporre.

 

postato da Isola08 alle ore 14:42 | link | commenti (25)
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