L'isola sconosciuta

"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". J.Gaarder - C'è nessuno?
domenica, 30 dicembre 2007

Per cominciare...

Nel mio lavoro incontro spesso persone, uomini e donne, che presentano un carattere sensibile, gentile, vulnerabile. Questo aspetto del loro carattere li espone  maggiormente a cedimenti emotivi e psicologici, o meglio ad un certo tipo di problematiche psicologiche. Non è, per la verità, che chi si mostri sicuro, forte, duro, sempre determinato, sia al riparo da cedimenti e difficoltà psichiche; magari svilupperà altri fenomeni mentali. Tra l'altro, questo ci dice che non vi possono essere "ricette" del perfetto individuo!

Ma qui voglio dire alcune cose semplici a favore di genitori ed insegnanti.

I bambini e i ragazzi traggono grande vantaggio dal vivere in un clima familiare sereno, ottimista; in cui i ruoli di padre e madre e quelli di figli siano chiari e separati. Non vi possono essere confusioni in cui un figlio/a prende "il posto" del padre/madre. Nè è positivo che i genitori manifestino disaccordo, in presenza dei figli, su questioni che riguardano appunto i figli: possono discuterne in separata sede. Quando un figlio/a critica erroneamente uno dei genitori, l'altro genitore deve "difendere" il coniuge. Quando un genitore sbaglia nelle sue affermazioni/posizioni se ne discuta apertamente anche in presenza dei figli, serve a dare una dimostrazione di confronto e dialogo.

I bambini e i ragazzi traggono grande vantaggio dall'essere apprezzati per le loro qualità fisiche e caratteriali: " ma come sei carino/a!", "mi piace come sei!", "ti voglio bene", "ti abbraccio", "questa è una cosa buona...", "hei...ma quanto ti voglio bene...vieni qui che ti do un bacio!"

E' anche importante toccarli spesso. Accarezzarli, abbracciarli, sfiorarli, esprimere apprezzamenti positivi: "sei un bravo ragazzo"; "sei una bella ragazza."

Ma vi starete chiedendo: con tutti questi "complimenti" non verranno su uomini e donne sensibili e vulnerabili, eccessivamente coccolati? Certo! Se non vi fossero errori e sbagli da parte dei nostri figli: anche in questo caso il genitore come dispensa "lode", così deve condannare e correggere, sempre essendo coerente e senza mai negare il proprio appoggio morale ed affettivo. 

L'equilibrio emotivo e comportamentale è il risultato di un raggiunto incontro con gratificazioni e frustarzioni. Concedere ogni cosa o negare tutto crea illusioni e una falsa onnipotenza.

Scritto da Zorba -  ilragno.splinder.com

postato da Zorba58 alle ore 20:49 | link | commenti (14)
categorie: rapporto genitori figli
giovedì, 27 dicembre 2007

IL POTERE DELLE PAROLE.

Giardini pensili, Babilonia

- Buongiorno.

- Per favore.

- Che bella giornata.

- Sono contento.

- Che felicità.

- Sono sicuro tutto andrà bene.

- Grazie tante.

- Non ti preoccupare.

- Stai tranquillo, io ti aiuterò.

- ...

Viviamo nel mondo delle comunicazioni, dove le parole non vengono usate adeguatamente e spesso sconosciamo il loro reale significato.

La nostra mente è come un computer, analizza ciò che le diamo e di conseguenza ce ne riconsegna il frutto. Ecco perché è importante dire ai nostri figli, ai nostri parenti, amici, conoscenti, insomma alle persone, agli animali, alle cose solo parole positive, frasi che non li feriscano, specialmente ai bambini, i quali crescono con le nostre parole e con esse si alimentano.

Se ci dessimo conto del potere delle parole faremmo più attenzione al nostro comunicare. Cosa ci costa una frase felice, positiva, piena di gioia, una frase che viene realmente dal nostro profondo e sincero cuore, una frase che possa essere di aiuto!

Mi sono sempre domandato: perché ci lamentiamo delle parole degli altri, quando noi stessi agiamo nello stesso modo? Perché ferire gli altri, che vantaggi ne abbiamo?

Dalla nostra bocca escono espressioni della quale non ci rendiamo conto, espressioni che, analizzate bene, non hanno un senso.

Cosicché, dall'eleganza delle parole pronunciate si distingue una persona, da loro si deduce il carattere, il comportamento, l'educazione, la personalità di ognuno di noi.

In fin dei conti, riceviamo solo ciò che diamo e diamo solo ciò che abbiamo.

Felicità.

Rino, ringraziando.

(scritto da babilonia61)

postato da babilonia61 alle ore 19:31 | link | commenti (16)
categorie: riflessione, educare a essere accoglienti
sabato, 22 dicembre 2007

oursons"Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.

Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rap-presentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere".

Gianni Rodari – Grammarica della fantasia

 xmasmouseQuesto speriamo che stia diventando questo nostro blog che ha visto ogni giorno aumentare la partecipazione e l’interesse, un sasso gettato in uno stagno  per smuovere idee, sogni, proposte, discussioni…  Nulla di più… Ma sarebbe già molto. Vi ringraziamo tutti e vi auguriamo buone feste…Ritorneremo con nuove idee e nuove proposte e vi preghiamo di mandarci i vostri eventuali suggerimenti… Grazie di cuore

Anche noi in questa festa, che pensa con particolare attenzione ai bambini, lanciamo l’appello che è rimbalzato di blog in blog da qualche giorno:

 
Vi chiediamo di andare qui: http://http://www.psichesoma.com/iniziativa-blogger-contro-gli-abusi-sessuali-sui-minori/
E SOPRATTUTTO clicca qui sull'immagineAbusi+piccolo
Diffondetela anche nei vostri blog.

postato da Isola08 alle ore 13:45 | link | commenti (34)
categorie: citazioni, lavorare con la fantasia
giovedì, 20 dicembre 2007

Vivere sempre in corsa...

BiciclettaBambiniUn padre, professore universitario, una volta mi parlava di suo figlio: «È lento, mi diceva, dispersivo, non conclude. Vedesse, invece, la mia bambina più piccola! A quattro anni sa già leggere e contare, è sveglia, pronta, lei sì che mi dà soddisfazioni!» Gli ho fatto presente che Luca era lento, perché riflessivo, che la velocità di apprendimento non era sinonimo di intelligenza migliore. Ma niente da fare, scuoteva la testa e diceva: non riuscirà nella vita se continua così; vogliamo anche che faccia sport agonistico perché impari a gareggiare, ma lui trova sempre scuse per non andarci… Gli ho fatto presente che il figlio aveva bisogno della sua fiducia. Mi ha risposto: «Forse ha ragione, ma mi fa perdere la pazienza». E così Luca era sempre affannato, non riusciva più a trovare la calma e balbettava perché voleva parlare in fretta. Se riusciva a rilassarsi e a ritrovare la fiducia in se stesso, era un ragazzo profondo, sapeva porre domande molto intelligenti, era curioso e desideroso di apprendere. «Ho bisogno di tempo per pensare, ma mio padre mi incalza e io vado in confusione. Forse davvero non ce la farò mai» aveva scritto su un suo testo.

Una mia allieva di prima media mi raccontava che lei è tanto nervosa quando deve sostenere un’interrogazione e che all’esame di quinta elementare prendeva dei farmaci rilassanti perché non c’era verso… lei da sola non ce la fa! Le ho detto che doveva riuscirci, che doveva trovare in se stessa la calma, doveva ragionare, riflettere, se l’interrogazione andava male non sarebbe successo nulla, avremmo trovato un modo per fare andar meglio la successiva.

Un’altra mia allieva non appena era interrogata piangeva; per un po’ l’ho lasciata tranquilla, poi un giorno le ho detto: «Piangi pure se non ce la fai, ma io ti interrogo lo stesso». Piangeva e parlava, ma l’interrogazione è andata avanti finché s’è resa conto che era preparata e che riusciva ad esporre tutto ciò che sapeva. Pian piano ha smesso di piangere.

«Nella mente di coloro che vogliono aiutare i giovani domina l’idea di un futuro minaccioso. Ecco che allora chi esercita una responsabilità pedagogica si comporta come se avesse di fronte un pericolo: deve combattere per superarlo e per aiutare il maggior numero di persone a uscirne vittoriose. Così la nostra società diventa sempre più dura: ogni sapere deve essere “utile”, ogni insegnamento deve “servire a qualcosa”».

Ne consegue che «gli sforzi di tutti gli allievi e insegnanti devono essere tesi alla ricerca delle competenze migliori e dei diplomi più qualificati, sol garanzia di sopravvivenza in questo mondo pieno di pericoli e di insicurezza, caratterizzato dalla lotta economica di tutti contro tutti»[1]

Una mattina parlando con i ragazzi li facevo ragionare sul fatto che non si fermavano abbastanza a pensare, a riflettere su ciò che leggevano o studiavano. Una ragazza ha alzato la mano e mi ha detto: Ma io non ho tempo, professoressa. Mi ha elencato tutti i suoi impegni ed in effetti nel tempo che rimaneva non poteva far altro che andare a dormire e sognare. Un altro mi ha detto: A me sembra di vivere sempre in corsa. Gli ho chiesto cosa voleva significare la sua affermazione. Il suo problema è che sua madre lo «prelevava» a scuola per portarlo in piscina, poi doveva andare dai nonni perché i suoi genitori erano impegnati fino ad una certa ora. Dopo cena lo veniva a prendere il padre e, tornato a casa, andava a dormire.

Credo che quando un bambino non ha più tempo per se stesso, per oziare, pensare alla sua giornata, dobbiamo seriamente preoccuparci.

Non è solo il futuro, ma anche il presente ad essere minaccioso…

Scritto da Emilia


[1] Miguel Benasayag, Gérard Schmit, L’epoca delle passioni tristi, cit.

postato da giuba47 alle ore 10:35 | link | commenti (17)
categorie:
lunedì, 17 dicembre 2007

RAGAZZI IN CARCERE

Sbarre2C’è una scuola che pochi conoscono e di cui non si parla… Non merita mai di essere menzionata perché i più pensano che dentro quella scuola ci siano solo ragazzi e uomini che non meritano la nostra considerazione. E’ la scuola di Carmela, un’amica cara, che a questa scuola si è appasiionata e su cui ha costruito quasi un intero blog. Si leggono pagine in questo blog di intenza umanità, si capisce quanto dietro le gabbie ci siamo spesso noi che non sappiamo vedere al di là del muro da cui siamo stati circondati. E’ una scuola che ci insegna e che merita il nostro ascolto. Carmela ce la racconterà… Vogliamo cominciare proprio con un post di un ragazzo di 30 anni che scrive di quano aveva18 anni.

 Ciao a tutti, io scrivo da un carcere.

Se andiamo a spulciare tutte le ultime leggi che riguardano le carceri italiane, ci accorgiamo che, teoricamente, tutto dovrebbe funzionare come una macchina perfetta in grado di sfornare persone riabilitate al 100% nel momento stesso in cui escono fuori dalle mura di questo luogo.

Si parla tanto di reinserimento sociale, trattamento, rieducazione,scuola, lavoro, iniziative culturali, ricreative e sportive. Purtroppo la realtà dei detenuti è ben diversa da quella che si sente in tv o si legge sui giornali, in gran parte degli Istituti penitenziari i detenuti vivono nell’ozio, chiusi in una cella che, in genere, misura quattro metri per quattro e dove si riesce a fa stare sei, sette e, addirittura, anche otto persone.

Adesso immaginate un ragazzo di diciotto anni che per la prima volta in vita sua finisce dietro le sbarre, chiuso in cella per circa venti ore al giorno, trattato come fosse soltanto un numero, con nessun sostegno psicologico, nessuno che cerchi di responsabilizzarlo, lontano dal padre, dalla madre e da tutta la famiglia ma, spesso, anche troppo vicino a persone più grandi di lui che delinquono da anni.

Un ragazzo che ripensa e desidera la pasta col sugo cucinata dalla madre, o anche soltanto un pezzetto di cioccolata.

Pensate ad un ragazzo con una normale voglia di vivere, che ha sbagliato perché troppo sicuro di sé ma che in fondo è pieno di paure profonde, annegato nella sua fragilità, solo con le sue lacrime trattenute per non essere preso in giro dai compagni di cella.

Un ragazzo che non sa come rimediare e tornare indietro, che la sua sofferenza se la tiene dentro, fino a quando sente solo odio per tutto il mondo che lo punisce anche se lui vorrebbe solo chiedere perdono.

Un ragazzo che finisce per non capire più che ha sbagliato perché crede di subire solo un’ingiustizia.

Questa è solo una minima parte di quello che si prova tra queste quattro mura, io non cerco compassione, ma quello che vorrei si capisse è che, se non si rieduca veramente un detenuto, la delinquenza non finirà mai.

Vi chiedo: che cosa diventerà quel ragazzo col passare degli anni abbandonato in quella cella come un animale nella stalla?

Io so bene cosa dico perché sono stato tre anni in un Istituto del genere e poi, per fortuna, sono stato trasferito in questo carcere dove sono adesso, e dove sono stato di nuovo trattato come un essere umano. Io sento di essere stato fortunato.

Ciao a tutti.

Poi ci lascia una bellissima poesia

 Fredde sbarre che trafiggete muri di pietra
e impassibili dividete i colori vivi del cielo

dai colori bui e scuri riflessi dall’Inferno.

Voi non temete le intemperie del tempo
ma costringete i cuori ad appassire dentro
senza curarvi della gelida solitudine di uomini
che ancora ricordano abbracci felici.
il silenzio ruggisce in fondo ai cuori
che stillano gocce di vita nella inesorabile
indifferenza di attimi inutili di tempo.
Quale pace troveranno le mani vuote
che cercano, nel rimpianto del passato,       
perfino il povero calore del pane appena sfornato.
postato da Isola08 alle ore 11:28 | link | commenti (31)
categorie: scuola dietro le sbarre
sabato, 15 dicembre 2007

Oggi sono proprio contenta!

La mia giornata scolastica oggi è stata, a dir poco, eccezionale (figurarsi se mi venisse in mente di non dir poco!)

Oggi ha avuto inizio un’attività nella quale io credo molto e per la quale io lavoro (molto? forse, ma ci credo talmente che non guardo i fuori orario e gli annessi e connessi). I “miei 25 (manzoniani) lettori” sanno quanto mi stia a cuore l’informazione che porti alla formazione di una mentalità anti-mafiosa. Ebbene oggi proprio nell’ambito di questa attività abbiamo avuto il grandissimo piacere di ospitare un incontro dibattito fra i giovani studenti delle quinte classi e il dottor Ingroia. Avevo preparato didatticamente l’incontro, avevo cercato di organizzarlo al meglio, ma un timore (veramente più d’uno) l’avevo! Mi sono impegnata nel coinvolgere tutte le mie colleghe dello stesso ambito disciplinare, ho approntato le sostituzioni per consentire la presenza delle suddette colleghe (c’erano poi tutti gli aspetti burocratici, i problemi relativi alla sicurezza, di cui s’è occupato l’ufficio di presidenza). Insomma un lavoro complesso. E poi c’era l’incognita delle incognite: e i ragazzi come reagiranno?

Chi lavora nel mondo della scuola sa bene che quando si fanno attività extra, in genere i ragazzi sono felicissimi di “perdere le ore didattiche tradizionali” salvo poi fare “caciara”, o come si dice dalle vostre parti, in auditorium, costringendo i docenti al ruolo di cerberi.

Oggi alle 11,30 è arrivato il dottor Ingroia, un breve momento di presentazione e via in Auditorium. Il Preside introduce l’incontro, subito dopo mi invita a presentare ai ragazzi il dottor Ingroia. Io, emozionata come una bimba (mi succede quasi sempre quando devo parlare in pubblico alla presenza di qualcuno di cui ho grande stima) cito due frasi, una di Falcone, l’altra di Borsellino che faccio seguire da quella di Felicia Bartolotta Impastato, per evidenziare cosa significhi per il nostro liceo questo incontro. Il dottor Ingroia comincia a parlare, con semplicità con grande chiarezza e con grande partecipazione. In Auditorium non si sente volare neppure una mosca. Poi inizia il dibattito. In genere ci sono uno o due interventi. Questa volta no, tanti, tantissimi ragazzi intervengono, con domande puntuali, importanti, persino con i congiuntivi giusti (e le domande non erano prefabbricate, visto che erano inerenti a quello che avevano sentito poco prima). Il dottor Ingroia parla con gli studenti, è attento ed esauriente (per quanto è possibile) si complimenta con gli studenti per la pertinenza delle domande e per l’animo con cui sono proposte.
Sono felice, sono didatticamente realizzata!

postato da ICareancora alle ore 17:21 | link | commenti (10)
categorie:
venerdì, 14 dicembre 2007

Uscire dall'abitudine alla routine

GiovaniSi fa un gran parlare di ragazzi demotivati, senza ideali, senza progetti, ma mi chiedo se noi adulti non siamo il più delle volte esattamente così. Quali sono i nostri valori? Quale adulto è disposto a spendere in entusiasmo e speranza per dare alle nuove  generazioni degli obiettivi, degli ideali?

Eppure molti sono convinti che i bambini, i ragazzi devono essere per definizione “felici”, che è la loro età a renderli tali, non quello che vivono e vedono intorno a loro. Come se crescere fosse un mestiere facile. Come se fosse facile essere felici quando si arriva a casa e si trovano adulti frustrati e scontenti: i giovani esprimono ciò che respirano. I ragazzi, purtroppo, ci fanno da specchio.

Bettelheim nel curare ragazzi molto problematici dice che il suo compito principale era «ridare significato alle loro esistenze» e che «se i bambini erano allevati in modo da renderne la vita ricca di significato per loro, non avevano bisogno di un particolare aiuto». Aggiunge: «Nulla è più importante dell’impatto dei genitori e di altre persone che si prendono cura del loro bambino»[1]. Questo è il punto!

I ragazzi hanno bisogno del nostro ottimismo anche nelle difficoltà, della nostra serenità nell’affrontare i problemi, di un nostro sguardo al futuro carico di speranza anche quando tutto sembra andare storto.

E allora prima di dire che non capiamo i giovani, dobbiamo chiederci se non siamo noi i primi a non capire noi stessi, a non trovare più il senso di quello che facciamo. Abbiamo smesso di farci domande, viviamo troppo spesso come automi, senza aver più la voglia di rinnovarci, di scrollarci di dosso un mondo che ci ingabbia.

Dobbiamo avere il coraggio di chiederci se, come insegnanti, siamo in grado di cercare, interrogarci e costruire il nostro star bene o se l'abitudine alla routine ci ha fatto dimenticare le finalità del nostro stare nella scuola. Non si può negare che molto spesso nella scuola i primi a non star bene siamo proprio noi insegnanti. I motivi per cui l'adulto non sta bene sono tanti e intricati, ma non dovrebbero più essere taciuti, dovrebbero essere espressi, non per raccogliere le lamentele o per piangersi addosso, ma, al contrario, per ritrovare i sensi del nostro agire, il significato del nostro lavorare e vivere nella scuola con i bambini o con i ragazzi.

Abbiamo bisogno di motivazioni salde e forti ed è nostro dovere ritrovarle se le abbiamo perdute, come è dovere quello dei padri e delle madri ritrovare giorno per giorno, al di là delle grandi difficoltà, i sensi del loro essere genitori.

I ragazzi hanno bisogno di sentire intorno a loro “anime vive”, non “anime perfette”, che non sbagliano mai, ma che sappiano porsi di fronte all'altro in modo vitale. Che sappiano stabilire una relazione senza averne paura e che insegnino ai loro alunni a relazionarsi fra di loro, che sappiano essere persone mature e che dimostrino loro di sapersi prendere cura dell’altro senza dimenticare se stessi, per poterli aiutare a crescere e a diventare a loro volta persone. Adulti che sappiano posri ancora domande e non pensino di avere già verità in tasca.

Ed è proprio la volontà di educare i giovani in modo tale da farli diventare uomini migliori che può far scattare dentro di noi la voglia di rinnovarci. Diceva giustamente Laing che i bambini hanno «una parte altrettanto importante nella crescita e nello sviluppo degli adulti come noi l'abbiamo nella loro»[2].

E sono d’accordo con mircomirco quando in un commento dice anche se in modo molto provocatorio:

Dipendesse da me licenzierei su due piedi i professori che vanno a scuola ad insegnare
Lo sanno anche i bambini che a scuola si va a imparare....
Scritto da Emilia

[1] Bruno Bettelheim, Il cuore vigile, cit.

[2] Ronald D. Laing, La politica dell’esperienza, cit.

postato da Isola08 alle ore 13:31 | link | commenti (19)
categorie: citazioni
martedì, 11 dicembre 2007

Insegnare

Ho letto con molta attenzione il post scritto dall'amico Rino. L'ho trovato sicuramente di grande interesse e, come insegnante di storia (e di educazione civica, non dimentichiamolo, per favore, e di filosofia), mi sento chiamata in causa. Sarebbe interessante, a questo proposito, poter scambiare qualche opinione, sia con Rino, che con altri insegnanti di storia.

Allora premettiamo, il primo punto trattato da Rino è di grandissimno significato,non si può insegnare se non si ama la scuola, se non si ama la propria materia e la propria professione, se non si amano i giovani che a noi sono affidati. E' come se un giardiniere volesse fare la sua attività avendo in odio le piante: è assolutamente impossibile. D'altra parte non ce l'ha ordinato il medico di fare gli insegnanti. So benissimo qual è l'opposizione: molti scelgono l'insegnamento come un ripiego, il part time garantisce alle donne di occuparsi della famiglia e agli uomini di avere un secondo lavoro, autonomo, finanziato dallo stipendio statale, più prestigioso rispetto a a quello dell'insegnamento. Ma tutto ciò è sbagliato, per un insegnante il concetto di part time deve essere superato, non si può insegnare con l'orologio, non si può insegnare pensando ad altro. Non arrivo certo a pensare alla professione di insegnante come la vedeva don Milani che pensava l'insegnante celibe e tutto dedicato alla scuola, ma non è possibile pensare alla scuola come area di parcheggio per frustati e delusi. Come si può far appassionare uno studente per quello che insegni se tu per primo non ami ciò che insegni? Ogni atto di conoscenza nasce da una relazione d'affetto. Dunque se non fai sentire il calore, la passione del tuo dire, l'affetto per coloro a cui ti stai offrendo come ponte per il futuro, se non "ami" ciò che proponi, se non "ami" il futuro di cui i tuoi studenti saranno i protagonisti, non fare l'insegnante: ci sono altri mestieri, altre professioni, dove potrai rendere al meglio la tua attività, dove potrai spenderti con più profitto, ma lascia fare l'insegnante a chi "vuole farlo".

Quando un insegnante pensa alla scuola deve essere progettuale deve inventarsi la sua giornata lavorativa con creatività ed interesse. Inoltre ritengo assolutamente veritiera l'affermazione di  Jean Jaurés "Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è".

Dice giustamente Rino: L'insegnante dovrebbe essere educatore, mentore, istruttore, ma non solo di storia, di filosofia, di religione, di italiano, di inglese, bensì della vita.

Ebbene sì l'insegnante deve essere soprattutto un educatore. Diceva Platone, nella sua costruzione della città ideale, che il compito più significativo nell'ambito degli operatori della Repubblica era quello dell'educatore, perchè da lui dipendeva la scoperta delle capacità e delle inclinazioni dei giovani, e, in funzione di tale scoperta, operava per rendere al meglio le competenze di ciascuno.

Mi piacerebbe confrontarmi con altri insegnanti su questo punto, e poi passare agli altri interessanti spunti proposti dall'amico Rino.

postato da ICareancora alle ore 17:55 | link | commenti (21)
categorie:
martedì, 11 dicembre 2007

No al razzismo

giovani2Anche noi vogliamo aderire all'iniziativa presa daalcuni blogger contro il razzismo e pubblichiamo un intervento di una nostra amica Erica che ha raccontato nel suo blog cosa hanno detto i suoi allievi a riguardo.

Siamo convinti che i primi a fare le spese di questa ondata di intolleranza siano proprio i bambini e i ragazzi che ascoltano e soffrono nel momento in cui si sentono tirati in causa come aveva già testimoniato Rashid o diventano portavoci loro stessi di tanto odio e violenza. I bambini hanno bisogno di sentire parole di pace e di speranza. Avevamo affrontato il tema di una società che sta diventando multiculturale e la scuola qui
qui

" Se io fossi il vento, vorrei spazzare via tutta la cattiveria che c'è in questo mondo, che è come una piaga nel cuore dell'uomo, l'ignoranza, l'invidia, la gelosia, la sofferenza e la povertà. Spazzerei via tutto ciò che è negativo, comprese le persone false oppure quelle che invece di aiutare il prossimo che ha bisogno di loro scappano via nascondendosi dietro ai " non lo so " o a frasi come " non posso" . Se io fossi il vento sparirei in un batter d'occhio in paesi lontani, lontana da persone che mi hanno in continuazione offeso umiliata cercando di essere forti e belli, ma che in realtà appaiono solo come bulli. Sarei felice perchè io vedo loro ma loro non vedono me, vedono solo ciò che faccio, voglio essere il vento perchè posso essere trasparente e nello stesso tempo visibile per le cose che faccio, essere forte, cosa che in realtà non sono in questo momento. Vorrei essere il vento poiché così posso vivere per sempre e scappare dalla morte che purtroppo è irremovibile dall'uomo, perchè ogni cosa prima o poi morirà, a partire dalle cose più piccole per finire poi a quelle più grandi. La vita è come uno specchio, se io sorrido anche lei mi sorriderà. Spero che sia vero . "

Nella primavera 2006 una delle mie alunne di terza media, una ragazza albanese di 14 anni, dolce colta sensibile ed intelligente, mi ha scritto questi pensieri in un compito in francese
Bellissimi pensieri. Parole profonde ed importanti, le parole di una ragazza che aveva subito l'ignoranza ed il razzismo di alcuni compagni di classe che non si erano neppure resi conto del male e dell'angoscia e del dolore che avevano provocato

Ma anche gli alunni dell'altra mia terza di allora avevano svolto lo stesso lavoro ed alcuni ragazzi e ragazze scrissero così :

"Se io fossi al potere, innanzitutto vorrei, come lei prof, che tutti gli uomini e le donne fossero felici;perchè noi siamo fatti per essere felici! aiuterei di più le persone con problemi, malattie o quelle povere, perchè se sono più sfortunate di noi, è un motivo in più per aiutarle e rispettarle. Punirei le persone che uccidono o maltrattano altre, vorrei la pace in tutto il mondo, perchè dove c'è la pace ci sono più possibilità che emerga la felicità: 1 diritto di tutti insieme alla libertà, possibilità di parola, pensiero, diritto Vorrei un mondo migliore e con maggiore rispetto."

"Se io fossi al potere darei alle donne tutti i diritti che sono concessi agli uomini. Il problema è, come? Vorrei che tutti i popoli vivessero nella pace e in armonia tra loro. Sono d'accordo con Cavour:" Libera chiesa e libero stato", ma ci saranno sempre lotte, se non in politica in religione, fino a quando la gente non metterà da parte i pregiudizi razzisti...."

"Se io fossi al potere probabilmente farei salire agli incarichi più importanti tutte le donne, in modo che noi possiamo avere la rivincita contro gli uomini che ci spetta. Poi creerei un mondo di pace, punendo quelli contro il mio governo facendoli ingozzare a più non posso di cioccolato e di dolci. Punirei inoltre tutte le persone razziste, o almeno prima di farlo cercherei di fargli cambiare idea. Farei fare delle strutture speciali per le persone diversamente abili e assumerei delle persone che le possano aiutare a non sentirsi isolate. Naturalmente diminuirei il tasso di inquinamento nel mondo, proteggerei la natura e cercherei in ogni modo di evitare che il buco dell'ozono si allarghi, evitando così moltissimi altri disastri naturali. Punirei molto seriamente(non so ancora come) tutte le persone che abbandonano gli animali, magari mettendoli nelle loro condizioni. Cercherei inoltre di convincere i preti, il papa, che anche le donne possono fare i preti, e non solo gli uomini, dato che Dio ha creato sia l'uomo, che la donna - uguali - a sua immagine e somiglianza, senza distinzione tra i sessi. Abolirei inoltre la parola "razze" e in questo modo anche tutte le discriminazioni attuate dagli uomini. Farei inoltre molte e molte altre cose che in questo momento non mi vengono in mente".

 Il leader leghista Bossi, durante la manifestazione del Carroccio a sostegno dei sindaci che hanno firmato ordinanze contro gli immigrati irregolari, ha tenuto un discorso davanti alla Prefettura di Bergamo:
«Abbiamo il dovere morale di liberare il nostro popolo da questa Italia schiavista. Il potere colonialista imbecille non capisce che il popolo aspetta solo il momento per attaccare, e quel momento verrà». Alla manifestazione hanno partecipano circa 250 persone, tra le quali gli esponenti del Carroccio Roberto Calderoli, Roberto Castelli e Mario Borghezio, oltre ai 43 sindaci leghisti bergamaschi che ieri Bossi ha definito «eroi».
(…)

Lavoro da anni con ragazzi e ragazze stranieri provenienti da ogni parte del mondo e non ho mai fatto distinzioni tra loro e gli altri alunni italiani. Non ho mai permesso che fossero considerati diversi e quando qualche compagno italiano si è permesso di prenderli in giro, in modo pesante e provocatorio, sono intervenuta subito a bloccarli e ad impedire il ripetersi di simili episodi incivili

Non so cosa stia succedendo in Italia ma sinceramente provo vergogna e disgusto, il più profondo disgusto, a leggere le parole di un politico del centro destra che incita alla rivolta e alla lotta contro lo Stato e le sue leggi democratiche e libertarie in nome di un razzismo aberrante ed inconcepibile.

Io spero che il buon senso prevalga e che l'intelligenza di Noi Italiani riesca a vincere e ad allontanare lo spretto del razzismo e dell'odio più beceri.

Erica

 

postato da Isola08 alle ore 09:19 | link | commenti (8)
categorie:
lunedì, 10 dicembre 2007

DOMANDE DEI GIOVANI

Evangelista Torricelli e Galileo Galilei

Gli anni passano, i tempi cambiano, le idee credono di seguire un percoso evolutivo, la storia ci parla con immagini, con fatti e misfatti che hanno un corso e un ricorso quasi ciclico ...
Tutto ciò per dire che le domande che noi ci ponevamo da ragazzi, i giovani d'oggi le rifanno e spesso, insegnanti e genitori, non sappiamo cosa rispondere.


Qualche giorno fa, in un articolo del mio blog dedicato a Schiavi nelle galee turche, mi scrisse un commento mio nipote Federico (11 anni), palesandomi un suo dubbio. Ecco cosa (potete rileggerlo al commento n.9 di questo link):

"ciao zio rino sono federico e ti mando questo messaggio perchè ti voglio informare che mi è sorta una curiosità , la morte. secondo te cosa c'è dopo??? ti dispiacerebbe aprire un breve commento sul tuo blog??? (rincarnazione, anima, paradiso,inferno???)"

Personalmente non ricordo se feci lo stesso quesito ai mei genitori, ma ciò che desidero sottolineare è che codeste domande restano e le risposte bisognerà, in questo caso, che li trovino da soli, nel senso che la scuola può dare una cultura generale e le basi per saper analizzare, ma sta al giovane trovare la sua risposta.

Felicità.

Rino, preparato?

postato da babilonia61 alle ore 13:59 | link | commenti (11)
categorie: testimonianze

Chi sono

Utente: Isola08
Nome: Isola08
Emilia, Maria, Costanza, Claudia, Chicca, ICare, Zorba, Anna Rita e chi vorrà aggiungersi

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Commenti recenti

luciorai in Mala tempora currunt

Archivio

oggi
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Links

Partecipano

Foto recenti

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte