Si può ricordare la storia anche con gli anniversari, con le date. Proprio in questi giorni si celebrano i 200 anni della nascita del grande Honoré Daumier.
Perché non far conoscere la Francia, e Parigi in particolare, dell’ Ottocento agli alunni. Basta solo guardare e leggere le sue litografie, i suoi quadri, le sue opere.
Di seguito un mio intervento.
Tutti lo conoscono per le sue litografie, per i suoi personaggi buffi, per le sue caricature, ma meno famoso è per i suoi quadri, dove rispecchia una tragica realtà, la realtà della Francia dell’Ottocento.
Daumier, che mi piace definire uno dei padri del naturalismo, dipinse circa 200 quadri nel trascorso della sua vita. Espose, per la prima volta, nel Salone di Parigi nel 1849 con il celebre dipinto: Il mugnaio, suo figlio e l’asino.
Fu influenzato da Millet e da Corot, pittori realisti, molto apprezzati in quell’epoca. Stilisticamente i dipinti sono simili alle sue litografie, hanno in più un appropriato impiego del colore.
Il tema principale era la povertà in tutte le sue sfaccettature, dedicandosi talvolta anche a beffeggiare la società borghese del suo tempo. La peculiarità di Daumier è quella di essere riuscito a servirsi di un’elegante mescolanza di chiaroscuri, con l’uso di tonalità calde che danno passionalità e vigore all’insieme, il tutto con somma armonia, armonia che ben si palesa ai nostri occhi.
Nei tre dipinti che propongo c’è da notare il fascino dei colori pastello, le luci ben accese e definite, e il perfetto dosaggio delle ombre che danno risalto a quelle parti che l’autore desiderava mostrare. I quadri sono di tre periodi diversi, uniti da un tema: la vita quotidiana.
Felicità.
Rino, ammirando Daumier.



Ma la cosa che più mi piace è osservare un bambino quando gioca da solo.
I ragazzi hanno bisogno di avere spazi in cui parlar di sè, di raccontarsi, di far venire fuori in modo semplice e sereno i propri pensieri, hanno bisogno di condividerli e di discuterli con gli altri. La scuola è anche questo... Ed è sbagliato chi pensa che si perda tempo: semplicemente in questo modo i ragazzi imparano che la scuola non è estranea alla loro esistenza, ha rispetto di loro ed è interessata a condividere insieme un pezzo di vita.
Caro diario
ho capito che non mi conosco fino in fondo. In generale non so cosa scrivere quando devo parlare di me, non riesco a descrivermi perché non ho mai riflettuto sulla domanda “Chi sono io?” Ora che ci penso mi rendo conto che per vivere veramente bisogna capire chi si è . Quando lo capisci, capisci anche i tuoi limiti e puoi anche renderti conto di ciò che puoi dare a chi ti sta vicino.
Però qualcosa ho capito di me: io voglio apparire in alcuni casi quello che non sono, lo faccio perché ho paura di non essere accettato. Io mostro di me solo le cose che voglio mostrare: anche se probabilmente è una cosa sbagliata io non riesco ad evitarla . Ho paura che se mi espongo troppo uno potrebbe ferirmi dove fa più male .
In questo modo però mi sento insicuro di me stesso. Se uno mi coglie di sorpresa potrebbe vedere che dietro alla maschera c’è un bambino con il dito in bocca. A me questo mondo fa paura, ho paura che se cadessi e nessuno venisse ad aiutarmi, non riuscirei a rialzarmi. Io mi sono reso conto che ho dei comportamenti da egoista: quando S. che è mio amico sta con qualcun altro io vado in crisi pensando che lui non mi parla più e non è più mio amico. Lo so è strano, ma è così. Io vivo nel terrore di essere lasciato da solo.
Il post è stato scritto da Maria
Regola n. 1 I ragazzi sono come un fiume che scende a valle, segue la via che vuole, che può: non influire sulle scelte scolastiche dei propri figli;
Regola n. 2 Quando un figlio si lamenta in casa del trattamento che riceve a scuola, evitare di dire: la prossima volta dillo a me che ci penso io!
Regola n. 3 Evitare di fare i compiti con i propri figli e studiare al loro posto, mentre scrivono messaggini col cell;
Regola n. 4 Evitare di consolarli quando ricevono un rimprovero da un Insegnante. Dire loro che nella vita le ingiustizie e le false accuse sono parte della vita e che bisogna anche accettarle;
Regola n. 5 I nostri figli non sono un mezzo per la nostra realizzazione;
Regola n.6 Mostrare il più possibile di condividere le finalità e le scelte degli Insegnanti, non criticarli in presenza dei ragazzi;
Regola n. 7 Non caricare i ragazzi di responsabilità e attese sociali in merito ai risultati scolastici;
Regola n. 8 Nella vita di tutti ci sono delle priorità. Avere ben chiaro, a se stessi, se desideriamo un figlio/a rispettoso, educato, gentile, serio, sereno; oppure un figlio/a furbo che ci sa fare e scavalca tutto e tutti;
Regola n.9 Amare e voler bene ai propri figli a prescindere dai risultati scolastici, privilegiando il comportamento corretto, piuttosto che il voto in questa o quella materia;
Regola n. 10 Il bene dei propri figli è strettamente legato al bene dei suoi compagni e frequentatori.
Scritto da Zorba.

Mi sono accorta che qualcosa non andasse quando vidi una mia firma falsificata sotto ad un brutto voto che Sara aveva preso in una verifica di italiano.
Aveva appena 7 anni e frequentava la seconda elementare quando il nonno, proprio all’inizio dell’anno scolastico si ammalò.
Per mesi corremmo tra l’ospedale vicino a casa e il centro di tumori di Aviano per poterlo curare ed essendo io infermiera lo seguivo a casa tra un ciclo e l’altro di chemioterapia.
Improvvisamente per Sara era venuto a mancare un importantissimo punto di riferimento.
Il nonno era solito accompagnare a scuola, quasi ogni giorno, lei e gli altri due fratellini di 3 anni, ed ogni giorno faceva con loro delle belle passeggiate tra i prati e i boschi insegnando e raccontando loro di quando era bambino.
Anche i gemellini erano molto affezionati a lui ma il rapporto che Sara aveva con il nonno era davvero speciale.
In buona fede, abbiamo dato per scontato, noi adulti della famiglia, che fosse giusto “proteggere” Sara dalle eventuali sofferenze che poteva avere vedendo il nonno in quello stato, cercando di non parlare della malattia e cercando di distrarla in tutti i modi.
In realtà lei era preoccupatissima al punto tale di non riuscire a concentrarsi a scuola, di prendere brutti voti e per non dare preoccupazioni a me per questo, percependo la preoccupazione che avevo per le condizioni del nonno, di “arrangiarsi” con le note che prendeva.
E’ stato un lavoro duro per tutti.
Ho chiesto aiuto alle maestre e ad una psicologa che mi ha indicato la giusta via da percorrere con mia figlia.
Questa volta siamo stati tutti partecipi della sofferenza di questa fantastica figura, fino all’ultimo respiro e mentre Sara con i fratelli, dopo avergli dato i loro ultimo bacio se ne sono andati a scuola come tutte le mattine, lui silenziosamente ci ha lasciato.
Inoltre e’ importantissimo condividere con loro i problemi della famiglia nei modi e con le parole più consone ma mai tagliarli fuori da quello che sta succedendo intorno a loro, anche se molte volte viene fatto in buona fede.
Condividere con loro non solo le gioie ma anche i problemi li fa sentire parte della famiglia e in questo modo non si fanno idee sbagliate e non vivono le incertezze come fossero macigni.
C’è un autore che non ho mai sbagliato a far leggere, che ha sempre appassionato bambini e ragazzi e, confesso, è piaciuto tanto anche a me. Finito uno ne volevano subito un altro. L’autore è Roald Dahl
"Io so parlare ai bambini. E' una fortuna. Tutti pensano di capire i bambini, specie chi li ha. Non è così… Il loro è un mondo diverso. Gli adulti, i genitori sono i nemici… Anche se ami tuo padre e tua madre, questi giganti che non ti fanno fare le cose sono tuoi nemici."
Queste sue parole mi hanno ricordato cosa ha detto, una volta, una ragazza di prima media quando mi riferivanono un episodio di “bullismo”: Interrogandoci sul da farsi ì, Carla mi ha detto “Non vada a parlarle lei, perché è un’insegnante e loro partono prevenuti, non la staranno mai a sentire”… poi mi guarda a lungo e continua “no, forse può farlo, lei parla tanto con noi che adesso ha imparato come si fa”. In breve tutta la classe mi ha dato il permesso…
Ecco, noi diamo per scontato di sapere come parlare ai giovani, ed invece, bisogna imparare.
Dahl lo sapeva molto bene.
Egli nei suoi libri sa interpretare i pensieri più nascosti dei bambini e li mette alla luce in modo umoristico e dissacrante. I bambini si divertono, agli adulti ogni tanto fa bene rispecchiarsi e riconoscersi in qualche atteggiamento non tanto simpatico.
Ridere insieme è comunque qualcosa sempre di liberatorio, anche se, magari, qualcuno può sentirsi
offesa a sentirsi paragonare ad una strega. Eppure quando Dahl racconta della loro assemblea, mi sono ritrovata a pensare ad un collegio docenti... Forse mi sento un po' come lui:
“Gli adulti sono troppo seri per me. Non sanno ridere. Meglio scrivere per i bambini, è l'unico modo per divertire anche me stesso”.
Roald Dahl è un uomo che ha sofferto molto nella sua vita. Nato da genitori norvegesi il 13 settembre 1916 nella città di Llandaff, nel Galles, dopo un'infanzia e un'adolescenza segnate dalla morte del padre e della sorellina Astrid, segnato dalla severità e dalla violenza dei sistemi educativi dei collegi inglesi, è riuscito da solo a trovare le forze per andare avanti e a trarre spunto dalla sua vita per elaborare in una scrittura lieve, ma caustica quanto basta, storie che sanno parlare ai vissuti più profondi dei bambini. Di lui si racconta che avesse il vezzo di scrivere chiuso in una stanza in fondo al suo giardino, avvolto in un sudicio
sacco a pelo e sprofondato in una poltrona improbabile appartenuta alla madre. Sul tavolo, una palla color argento fatta con la stagnola delle tavolette di cioccolata che mangiò da ragazzo. Ma al di l
à degli aneddoti, restano i libri da lui scritti.
Roald Dahl ha inventato Il Grande Gigante Gentile, Danny il campione del mondo, Furbo-il signor volpe, Gli Sporcelli, Le streghe, i Gremlins, Il coccodrillo enorme, Il dito magico, Il grande ascensore di Cristallo, Matilda, James e 
Nella sua autobiografia Boy e nella sua continuazione In solitario ripercorre gli aneddoti di un’infanzia e di un’adolescenza dove gli eventi
scorrono in secondo piano….ed è questo il segreto di tutto…sono centrati i dettagli, le espressioni, i personaggi, il tutto dal punto di vista di un bambino e della sua fantasia. In esso vedono già scritte le pagine dei suoi romanzi come naturale conseguenza di queste divertenti note da diario, da lettera, da fotografie, da schizzi.

Se sono riuscita ad incuriosirvi con queste poche righe, vi consiglierei una visita al sito www.roalddahl.com. dove libri e autore sono efficacemente presentati non da parole ma dalle magiche illustrazioni di Quentin Blake.