L'isola sconosciuta

"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". J.Gaarder - C'è nessuno?
mercoledì, 30 aprile 2008

Individualismo e collettività di Bruno Munari

munari00
Il periodo storico che stiamo vivendo, segnerà il passaggio, per noi, dall'individualismo al collettivismo. L'esaltazione dell'individuo ha prodotto dei «valori » come corruzione, furberia, egoismo, imposizione, ecc.
Comincia a farsi strada nella mente della gente che la collettività è più importante dell'individuo, che l'individuo vale per quello che dà alla collettività e non per quello che prende. Che gli individui muoiono ma la collettività sarà sempre presente finché ci saranno gli individui. È la collettività che conserva e tramanda la tradizione intesa come somma delle esperienze, in tutti i campi, utili a tutti.
Somma che va continuamente aggiornata, modificata, arricchita di valori oggettivi, con apporti personali degli individui, proprio perché non resti una cosa morta.
L'artista interessato solo a far vedere quanto è bravo, senza aiutare gli altri a capire e ad esprimersi, non serve alla collettività. Esso lascia gli altri nell'ignoranza, permettendo a critici e mercanti disonesti di sfruttarli.
Le stesse strutture politiche spesso condizionano lo sviluppo artistico in forme d'arte di sola apparenza, vuote illustrazioni di un pensiero letterario retorico. Anche in questo caso si tratta di incomprensione, di imposizione di schemi e, in definitiva, di sfruttamento dell'ignoranza.
L'artista o l'operatore culturale di oggi, può aiutare la crescita culturale della collettività. Può preparare gli individui (a cominciare dai bambini) a difendersi dallo sfruttamento, a smascherare i furbi (invece di ammirarli o invidiarli), ad esprimersi con la massima libertà e creatività. Può continuare la tradizione invece che ripeterla stancamente.
(Bruno Munari, da “Verbale scritto” ed. Il Melangolo 1992)

Gentilmente concesso da Giuliano dal blog Abbracciepopcorn
postato da Isola08 alle ore 14:21 | link | commenti (11)
categorie: citazioni, riflessione

Commenti
#1    30 Aprile 2008 - 14:22
 
Saluti da Maria
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente Melina2811

#2    01 Maggio 2008 - 10:45
 
Un saluot festaiolo... buon primo maggio!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente mircomirco

#3    01 Maggio 2008 - 11:25
 
dove se non a scuola si può sperimentare ed imparare che la collettività è un valore più alto (e più utile) dell'individualismo? Costanza
utente anonimo

#4    01 Maggio 2008 - 19:23
 
ma quando la collettività è corrotta..quando va riprogrammata dalle sue basi, quando è deviata? Non può divenire più pericolosa per l'individuo? 2/3 dei nostri atti e pensieri hanno tracce di una dottrina mafiosa che si è insinuata vincente e accattivante tra di noi.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente luciorai

#5    01 Maggio 2008 - 20:12
 
Dopo aver letto il primo paragrafo sono corsa in fondo a vedere la data di questo brano per capire di quale periodo storico si stesse parlando. Magari fosse così! A me sembra quasi il contrario, cioè che si vada sempre più verso l'individualismo. Spero proprio che Munari abbia ragione.
Artemisia
utente anonimo

#6    03 Maggio 2008 - 15:45
 
Anch'io per prima cosa mi sono chiesta quando fosse stato scritto questo brano. Perché, guardandosi attorno, si vede l'individualismo più sfrenato, l'accanita difesa del proprio "particulare", il totale disinteresse per valori e ideali.
Il brano di Munari voglio leggerlo come incoraggiamento, come speranza, come augurio.
Come incitamento a non arrendersi.
utente anonimo

#7    03 Maggio 2008 - 15:48
 
Sono io a avere lasciato il commento precedente, non capisco perché è uscito anonimo :)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente happysummer

#8    04 Maggio 2008 - 10:41
 
Tutto vero, l'individuo non piò fare a meno della comunità e la collettività, se è vera comunione, non può fare a meno del buon individuo. Del resto comunità, nel suo significato intrinseco, significa cum munus, con dono. Se l'individuo rimane isolato e non si relazione, prevarrà sempre l'egoismo e la collettività potrà essere aggregazione, unione di enti che mantengono la loro individualità, ma mai comunità. Buona giornata, Costanza.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ubaldoriccobono

#9    04 Maggio 2008 - 14:28
 
Grazie per averci proposto queste riflessioni...

Che persona eccezionale, Bruno Munari!

BaNgiU
utente anonimo

#10    04 Maggio 2008 - 16:47
 
Certo, indubbio, palese: giusto!
Però, colui che è o crede nel collettivismo è anche filantropo? Comparte senza ricompenso le sue idee, le sua abilità, le sue cose materiali? Aiuta davvero per innato senso morale?

Dubbio atroce che nasconde l'uomo!

Felicità

Rino.
utente anonimo

#11    06 Maggio 2008 - 08:48
 
concordo sull'importanza della collettività, si va perdendo un poì questa idea, come anche quella del bene collettivo per trasformarsi nel bene del Gruppo... di pochi individui che si riuniscono insieme per far valere i propri interessi...
davvero bello questo pezzo
chicca
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente chiccama

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