L'isola sconosciuta

"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". J.Gaarder - C'è nessuno?
lunedì, 05 maggio 2008

Discutere per capire

lavagnaDopo un episodio spiacevole capitato in classe, invitati a riflettere su come rendere possibili dei rapporti più veri nell’ambiente scolastico, un allievo di prima media scrive: “Il mio percorso scolastico è stato piuttosto travagliato. Quando avevo tre anni i miei genitori mi hanno tolto da una classe dell’asilo in seguito a una caduta da uno scivolo spinto da un compagno senza la vigilanza di nessuna maestra. Di questo incidente porto ancora una brutta cicatrice sulla fronte e la cosa mi ha spesso fatto riflettere sulla scarsa attenzione e poco senso di responsabilità di certi insegnanti ma anche sulla superficialità dei bambini che non pensano alle conseguenze di certi loro gesti. Tanti altri episodi sono capitati negli anni successivi e l’episodio di oggi mi ha ricordato la mia infanzia. Un mio compagno è stato preso di mira per essersi vantato troppo delle sue possibilità finanziarie e delle sue proprietà; una mia compagna ha scritto per scherzo alla lavagna che lui soffriva di allergia al gesso e invitava tutti a riempire il suo banco di polvere di gesso; un’altra mia compagna non sapendo che l’allergia fosse vera (così ha poi detto) ha davvero riempito il banco di gesso, provocandogli una crisi di asma e molto spavento. Naturalmente si è presa una nota. Io penso che anche lui avrebbe dovuto essere rimproverato con fermezza dagli insegnanti perché, se la scuola è davvero un luogo dove ci confrontiamo con gli altri, non vedo perché bisogna sopportare tutte le mattine le provocazioni di un compagno superbo. Per fortuna un’insegnante glielo ha fatto notare e ha discusso con noi la cosa, ma temo che lui continuerà a vantarsi….Credo che bisogna cercare un rapporto più vero con le persone che ci circondano perché la maggior parte delle persone che conosco si nasconde dietro una maschera e non è spontanea…”

Alla domanda : perché deve vantarsi con i compagni, l’allievo incriminato è rimasto muto e ha chiesto del tempo per pensarci. Nei giorni successivi i compagni chiedevano continuamente se ci aveva pensato e quale fosse la sua risposta. Finalmente una mattina arriva dicendo: ho la risposta: “volevo sentirmi importante davanti ai compagni, ma non so perché”.

Quante occasioni di farli crescere perdiamo perché loro non si fidano di noi e non ci raccontano quello che succede tra loro!

scritto da Costanza

postato da Isola08 alle ore 17:34 | link | commenti (10)
categorie: testimonianze, come star bene a scuola, una scuola per tutti

Commenti
#1    05 Maggio 2008 - 17:49
 
scendere al loro livello è una dote innata, un'arte acquisita, una illuminazione ? Non saprei..comunque è un atto raro, che stupisce entrambi gli attori.
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#2    05 Maggio 2008 - 17:53
 
Il saper ascoltare è un'arte, un dono prezioso che non tutti possiedono, come il saper cogliere sguardi e mezze parole...ci vuole principalmente tanto amore per il prossimo.
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#3    06 Maggio 2008 - 08:45
 
"volevo sentirmi importante..."

molto spesso non solo i bambini o i ragazzi hanno questo tipo di comportamento, ma anche gli adulti, hanno bisogno di "esserci"....
penso che la scuola in questo possa aiuatre molto a non emarginare, a rendere impèortanti tutti, ma se poi nell'ambiente familiare esiste l'indifferenza e la non attenzione, è difficile riuscire a recuperare il giusto peso .. e la misura..
chicca
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#4    06 Maggio 2008 - 10:48
 
La scuola dovrebbe fornire occasioni per riflettere e per crescere come e' accaduto a questo ragazzino.
Solo un dubbio: il linguaggio del tema e' rielaborato da un adulto, vero? Non mi sembra quello di un ragazzo di prima media (mi sto preoccupando confrontandolo con quello di mio figlio della stessa eta').
Artemisia
utente anonimo

#5    06 Maggio 2008 - 14:44
 
E' vero ,anche mio figlio in seconda elementare si ostina a portare dei giocattoli a scuola,e alla domanda"perchè li porti?" la risposta è stata:"Così mi sento importante".E stato inutile fargli capire che anche se non porta giocattoli a scuola lui è comunque un bambino importante per tutta la classe,ma evidentemente non sono stata convincente.Vorrei però commentare anche la prima parte del "tema" e cioè del senso di inaffidabilita delle figure degli adulti da parte dei bambini anche piccoli che purtroppo è una costante in tutte le scuole, ed è il vero problema della scuola italiana.
utente anonimo

#6    07 Maggio 2008 - 08:11
 
Questo post stimola molte riflessioni:
1. I ragazzi sono molto più maturi di quanto non pensiamo. merito anche dei loro educatori, che evidentemente in questa occasione hanno trovato la via giusta per farli rfilettere sull'argomento. ma non so se in una classe di adulti ci sarebbe stata altrettanta umiltà e disponibilità a riflettere criticamente.

2. Spingere la società verso l'avere e l'apparire anzichè l'essere genera davvero pupazzi vuoti e mostruosi. L'innocua vanteria della propria condizione economica (che riempie un vuoto, probabilemtne una mancanza di autostima di sè, di quello che si è come persona) non è ppi così lontana da chi ammazza senza ragione una persona in branco, per "riempire un vuoto"

3. Imparare la responsabilità. sapere che l'azione ha effetti, desiderati o meno, ed essere sempre pronti a pagare le conseguenze. Forse, in questa occasione, i ragazzi lo hanno capito. ma quante volte vengono lasciati soli, nella comoda culla dell'irresponsabilità, dalle famiglie in primis, ma anche dalla scuola?

Un sorriso a tutti
Mister X di Comicomix

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#7    07 Maggio 2008 - 12:39
 
Tanti spunti di riflessione... ma mi fermo solo su uno, in sintonia con il filosofo Galimberti
La risposta del ragazzino "non so perchè"
E' la risposta di alcuni ragazzi presi a tirare i sassi dal cavalcavia
E' la risposta del padre cheuccicde la figlia pochi giorni prima del matrimonio
E' la risposta a fatti meno ma meno gravi, comunque non accettabili, che mi sento dare da qualche mio allievo...
Quando accade questo, c'è un cortocircuito tra il pensiero del fare e il fare stesso... senza il necessario filtro delle emozioni, che potrebbero, senso di colpa-vergogna-compassione per l'altro-, fermare l'azione violenta o comunque aggressiva
Non esiste un'educazione alle emotività... (qui sembro proprio Galimberti)
la scuola si preoccupa delle abilità, o come vengono adesso chiamate "competenze"
L'importante che il ragazzo abbia delle competenze... come le usi... non ha importanza
Ma le competenze fuori da un preciso quadro di riferimento educativo ed emozionale crea dei piccoli mostri...
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#8    07 Maggio 2008 - 17:00
 
Bisogna davvero rendere più responsabili i ragazzi, capaci cioè di dare risposte e non dire non lo so, o scherzavo... Giulia
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#9    07 Maggio 2008 - 17:16
 
Sicuramente è un importante momento di crescita aver fatto riflettere il ragazzino sul perchè senta il bisogno di sentirsi importante. E' un momento di crescita per la classe (e io per classe intendo sia la parte discente che quella docente), sarebbe interessante a quel punto chiedere ai ragazzini perchè sentiamo il bisogno di essere importanti e cosa significa per ciascuno di noi essere importanti. A quel punto, io penso che tutti, il ragazzino, i compagni, ma anche l'insegnante, avranno fatto insieme un tratto di strada che li avrà portati alla riflessione su di sè e su questa nostra sbrindellata società piena di paure che tenta di cacciar via facendo paura agli altri.
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#10    08 Maggio 2008 - 16:01
 
sono d'accordo con mirco-mirco, a scuola non si sviluppa la competenza sociale , nè l' intelligenza emotiva. Non abituiamo i ragazzi alla convivenza con gli altri. spesso chi è più forte può prevaricare i più deboli nella totale indifferenza,in mille modi che sfuggono al nostro controllo. Non ci preoccupiamo di educarli alla competenza emotiva, a capire le proprie emozioni e a condividere quelle degli altri, mettendosi nei loro panni e poi ci stupiamo se i ragazzi non sanno trovare soluzioni costruttive alle situazioni conflittuali che vivono a scuola.Quante volte mi sono sentita dire da certe mie colleghe "basta fare chiacchiere" perchè al dialogo con i miei alunni ho sempre dato la priorità , per aiutarli a capire se stessi e i compagni e costruire insieme un buon clima di classe,con poche regole,chiare. condivise che impegnino tutti al rispetto degli altri.Certo non è tutto rose e fiori , ma almeno tutti sanno in quale direzione dobbiamo andare. Ciao a tutti, Maria
utente anonimo

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