L'isola sconosciuta

"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". J.Gaarder - C'è nessuno?
martedì, 27 maggio 2008

E' possibile diventare razzisti?

_razzismo_01Come è possibile che esplodano improvvisamente così tanti episodi di razzismo? Da dove viene tanta intolleranza?
Cosa provano e cosa pensano i nostri ragazzi a vivere in un clima così sospettoso e pieno di paure?
Chi ieri era tranquillo si sente insicuro per la semplice presenza di stranieri, qualunque sia la loro provenienza.
Nessuno di noi può considerarsi esente da questo clima che si è intrufolato piano piano quasi in silenzio nella nostra società. E i ragazzi sono ancor meno protetti anzi se devono prendersela con qualcuno è facile che questo qualcuno diventi uno straniero, anche se loro compagno e anche se non ha fatto niente, neanche reagito.
Quando si fanno delle vere e proprie campagne di “caccia alle streghe” anzi “al criminale” non ci si rende conto che quasi si legittimano certi comportamenti intolleranti .
Il razzismo è sempre lì alle porte, basta nulla per farlo esplodere e per dare luogo ad atti di violenza del tutto irrazionali anche fra i bambini. E’ possibile diventare razzisti “tutto dipende dall’educazione che avrai ricevuto – dice T. B. Jelloun -  Tanto vale saperlo e impedirsi di esserlo, ovverosia, accettare l’idea di essere anche noi capaci, un giorno, di avere sentimenti e comportamenti di rigetto nei confronti di qualcuno che non ci ha fatto niente, ma è differente da noi”. Credo che la sfida per una buona convivenza, per una società basata sul rispetto, comincia proprio nella scuola, come luogo privilegiato in cui conoscersi, apprezzarsi, cimentarsi con le difficoltà, superare la diffidenza nei confronti della diversità.
"Quando tornerai a scuola guarda bene i tuoi compagni e noterai che sono tutti diversi tra loro, e questa differenza è una bella cosa. E' una buona occasione per l'umanità. Quegli scolari vengono da orizzonti diversi, sono capaci di darti cose che non hai, come tu puoi dar loro qualcosa che non conoscono"
(da Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia, Bompiani, Milano 1998).
Ricordo il rifiuto di una mia allieva di scrivere il suo luogo di nascita (Calabria). Lasciava lo spazio in bianco. Inizialmente non ho dato peso alla cosa, poi ho capito che aveva il terrore di far sapere che e la sua famiglia erano meridionali. Mi ha poi rivelato che sua sorella era stata perseguitata per il suo percorso scolastico da un compagno che non solo usava nei suoi confronti epiteti offensivi ma le mandava lettere anonime con messaggi minacciosi. Lei aveva visto tante volte sua sorella piangere disperata e non voleva vivere la stessa esperienza. Finalmente un preside è intervenuto in modo più incisivo.

scritto da Costanza

postato da Isola08 alle ore 21:09 | link | commenti (10)
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Commenti
#1    28 Maggio 2008 - 05:38
 
Se si spengono i mezzi di informazione... si scopre che la realtà è meno grave di come ci viene dipinta... anzi pilotata
In Italia ci sono milioni di stranieri... i casi di cronaca nera che li riguardano sono un numero insignificante... ma se io li generalizzo ottengo la paura dello straniero... che prima o poi sfocia in atteggiamenti razzistici...
C'è secondo me una paura creata ad arte per giustificare .... certe misure
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#2    29 Maggio 2008 - 07:48
 
C'è una scala sociologica americana per saggiare il razzismo: è, come si suol dire, a cascata, a maglie sempre più strette:
-Vorreste dei negri nel vostro stato?
-nella vostra città?
-nel vostro quartiere?.
-nel vostro palazzo?
-sul vostro ballatoio?
-Fareste sposare vostra figlia ad un negro?
E ne intuirai le risposte da chi si proclama antirazzista! Forse ci manca l'estrema sincerità con noi stessi. Sono impronte biologiche di un certo spessore volte alla preservazione della specie...non è uno scherzo !
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#3    29 Maggio 2008 - 14:16
 
ho abituato i miei figli a stare in mezzo a persone considerate diverse e non intendo solamente per il loro colore della pelle ma anche per la loro situazione fisca di "diversamente abili" o semplicemente per la situazione familiare disagiata e non ci sono mai stati problemi di non tolleranza. Una bellissima esperienza di crescita in tal senso la stanno compiendo per esempio anno per anno al mare in un villaggio dove ci sono persone portatrici di handicap di ogni genere, amalgamati tutti insieme, in spiaggia, di giorno, la sera negli spettacoli che il villaggio offre. Li ho abituati alla sofferenza di persone ammalate, ad esempio hanno tenuto per mano il nonno fino al''ultimo respiro e hanno vissuto con lui la malattia ... talvolta le paure sono le nostre e isolandoli da queste persone che si pensa essere "potenzialmente pericolose".
un caro saluto
Dona
utente anonimo

#4    29 Maggio 2008 - 14:18
 
ho abituato i miei figli a stare in mezzo a persone considerate diverse e non intendo solamente per il loro colore della pelle ma anche per la loro situazione fisca di "diversamente abili" o semplicemente per la situazione familiare disagiata e non ci sono mai stati problemi di non tolleranza. Una bellissima esperienza di crescita in tal senso la stanno compiendo per esempio anno dopo anno al mare in un villaggio dove ci sono persone portatrici di handicap di ogni genere, amalgamati tutti insieme, in spiaggia, di giorno, la sera negli spettacoli che il villaggio offre. Li ho abituati alla sofferenza di persone ammalate, ad esempio hanno tenuto per mano il nonno fino al''ultimo respiro e hanno vissuto con lui la malattia ... talvolta le paure sono le nostre e isolandoli da queste persone che si pensa essere "potenzialmente pericolose".
un caro saluto
Dona
utente anonimo

#5    29 Maggio 2008 - 14:19
 
ops.. mi scuso per il doppio commento ma mi sembrava fossee andato perso
dona
utente anonimo

#6    29 Maggio 2008 - 19:39
 
Se volete possiamo scambiarci i link dei nostri blog. Fatemi sapere. Ciao a tutti

Paolo Borrello
www.paoloborrello.ilcannocchiale.it
utente anonimo

#7    30 Maggio 2008 - 22:18
 
L'educazione e il rispetto, in famiglia e a scuola, sono fondamentali. Quando in casa si è in tanti e i genitori non fanno distinzioni, o a scuola i docenti trattano tutti con equità, ecco: questi sono i presupposti per non essere razzisti.
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente ubaldoriccobono

#8    31 Maggio 2008 - 08:29
 
La scuola è sicuramente fondamentale, ma anche la famiglia ha un peso notevole nella formazione della persona: ricordo da piccolo la paura e l'odio per gli "zingari" perché genitori, parenti, ecc. mi avevano sempre detto che "rapiscono i bambini". Forse bisogna iniziare a pensare in termini molto lunghi: formare oggi, a scuola, dei buoni cittadini che un giorno saranno buoni genitori e quindi, a lungo andare (nel periodo breve non credo sia posssibile, iniziare tutti a vivere piu' civilmente...
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente HistoriaVbc

#9    03 Giugno 2008 - 09:17
 
Anche a me hanno sempre detto che gli zingari rapiscono i bambini.
Ho sempre cercato di non istillare paure nei miei figli. Spero di esserci riuscita anche se ora la societa' rema contro.
http://artemisia-blog.blogspot.com/2007/12/per-combattere-il-razzismo-impariamo.html
Artemisia
utente anonimo

#10    10 Giugno 2008 - 21:14
 
la buona educazione è basata sull'esempio e non sulle parole. Inutile raccomandare, predicare, spiegare, se poi con un gesto tutto viene spazzato via. La mia disinvoltura, la mia comprensione dell'altro, darà ai miei figli o ai miei alunni la sicurezza necessaria per accettare tutte le diversità.
utente anonimo

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