L'isola sconosciuta

"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". J.Gaarder - C'è nessuno?
giovedì, 15 maggio 2008

Il metodo dei sei cappelli

Ho letto in questi giorni un interessante pubblicazione di Edward de Bono, psicologo maltese che ha raggiunto fama internazionale con i propri studi sulla creatività. Il suo curriculum è di tutto rispetto, ha lavorato per grandi aziende internazionali mettendo in pratica nella realtà aziendale ciò che spiega teoricamente nel suo agile libretto "Sei cappelli per pensare" (BUR, psicologia e società, 2007, euro 7,40)
image_book.phpNella prefazione al libro, Edward de Bono scrive tra l'altro: "La maggiore difficoltà che si incontra nel pensare è la confusione. Cerchiamo di fare troppe cose alla volta. Emozioni, informazioni, logica, aspettative e creatività si affollano in noi. È come fare il giocoliere con troppe palle."

Se ci pensate bene, è una situazione in cui ci troviamo quotidianamente, in famiglia, al lavoro, e anche a scuola.

Le ipotesi e le soluzioni, i dubbi e le contraddizioni, le domande e le risposte si avvicendano nella nostra mente e in quella di chi ci sta vicino come fossero palline impazzite dentro un flipper; giochiamo partite delle quali spesso perdiamo il controllo, a discapito dell'esito finale.

Edwar de Bono spiega nel suo libro "...La difesa dell'Io, responsabile della maggior parte degli errori che compiamo nel pensare, è il fattore più limitante per la nostra mente."

Questa affermazione mi ha fatto fare una riflessione pratica, ma che credo si adatti al senso del libro: arriva l'estate e non vedo l'ora di tirare fuori dall'armadio quel paio di pantaloni che mi sta così bene. Cerco di indossarli e mi accorgo che, durante l'inverno, ho messo su qualche chilo di troppo. Che faccio, rinuncio? Nenache per sogno, mi metto a dieta e cerco di riacquistare il mio peso forma.
 

Quante volte un'idea ci ostacola, ci limita? Spesso non ce ne rendiamo neppure conto, ma altre volte ne siamo consapevoli eppure difficilmente ci impegnamo a modificarla. Perché non sottoporre anche il nostro cervello a una specie di dieta, così come faremmo con un fisico rotondetto?

Ecco che entra in gioco il metodo dei sei cappelli che Edward de Bono ha ideato e che consiste nell'immaginare di indossare di volta in volta sei cappelli, appunto, ognuno dei quali ha un colore diverso e quindi un diverso scopo.
Questo metodo ha quattro funzioni principali:
- definire la parte da recitare, cioè intraprendere un cammino di pensiero diverso dal solito senza che il nostro Io si senta in pericolo per questo motivo;
- dirigere l'attenzione, cioè impedire al nostro pensiero di essere puramente reattivo e indirizzarlo verso i singoli aspetti del problema;
- evidenziare la convenienza, cioè la funzione simbolica dei cappelli ci permettere di chiedere di volta in volta a noi stessi e agli altri di cambiare atteggiamento;
- stabilire le regole del gioco, cioè spiegare a tutti, bambini compresi, in modo chiaro e semplice come usare i sei cappelli nel gioco del pensiero.

Vediamo adesso come sono e che cosa rappresentano i sei cappelli, ognuno dei quali ha un colore legato alla propria funzione. Nell'uso pratico del metodo, sarà importante ed efficace fare sempre riferimento al colore del cappello e mai alla sua funzione, in quanto sarà più facile "indossare un cappello" e esprimere attraverso il suo uso un concetto, un'emozione, un giudizio che normalmente creerebbero disagio, se esposti in prima persona
Cappello biancoIL CAPPELLO BIANCO, neutro come il suo colore, indica l'oggettività, la realtà dei dati, dei fatti e delle informazioni sui quali non vi è dubbio. Chi indossa il cappello bianco fornisce dati indiscutibili, e questo è il punto di partenza comune a tutti in ogni situazione o discussione.
cappello rossoIL CAPPELLO ROSSO, associato alla rabbia, alle emozioni che l'argomento ci provoca. Non devono essere spiegate razionalmente, hanno diritto ad essere espresse e nessuno è obbligato a condividerel con noi. Chi indossa il cappello rosso fornisce un punto di vista puramente emotivo.
cappello neroIL CAPPELLO NERO, identificato dal colore cupo e negativo. Chi lo indossa mette in evidenza gli aspetti negativi, i pericoli, gli errori, i difetti, può permettersi di essere pessimista. Ma è soprattutto il cappello del pensiero critico per ragionare con cura e profondità su un fatto o un problema.
cappello gialloIL CAPPELLO GIALLO, solare e positivo, indossato da chi è ottimista o, più in generale, riesce a coltivare la speranza e a esprimersi con pensieri positivi, vedendo il lato buono delle persone, delle cose, delle situazioni. È il contrario del cappello nero, ed entrambi si indossano per esprimere giudizi.
cappello verdeIL CAPPELLO VERDE, assimilabire al rigoglio della natura, è indossato da chi voglia esprime pensieri e concetti creativi e produrre nuove idee. È il cappello che permette la libera espressione, l'esposizione di concetti innovativi che ci aiutino a liberarci dagli schemi mentali a cui siamo abituati.

cappello_bluIL CAPPELLO BLU, dal colore freddo come quello del cielo che si estende su tutto. Simboleggia l'organizzazione dell'intero processo del pensiero e chi lo indossa vuole esaminarlo tutto, analizzando e assimilando le idee che gli altri cappelli hanno aiutato a sviluppare e traendo le conclusioni.

Apprese le funzioni dei sei cappelli, si intuisce l'efficacia del sistema. È più facile esporre una teoria, trasmettere un'emozione, fare una critica, analizzare una situazione al riparo metaforico di un cappello che ci consenta di ragionare di volta in volta in modo diverso, senza tuttavia mettere in discussione il nostro io, come si diceva all'inizio.

L'efficacia del metodo dei sei cappelli è stata applicata con successo nelle aziende, ma nulla ci impedisce di adottarlo noi stessi in famiglia, nel lavoro, a scuola.
Immaginatene l'applicazione in classe, con i bambini e i ragazzi.
Si possono coinvolgere dapprima manualmente, magari nella realizzazione di semplici cappelli di carta nei colori stabiliti,  poi guidandoli piano piano ad esprimere il parere suggerito dal cappello in uso quel momento.

Lo schema che vi ho esposto sopra vi fa intuire che sarà più facile iniziare con il cappello bianco per finire con quello blu. Saranno tutti stimoltati, con l'aiuto di un adulto, ad esprimersi al di fuori degli schemi e sicuramente potremo vedere l'ottimista esprimere concetti negativi e viceversa, il timido trovare il coraggio di farsi sentire e il razionale lasciarsi andare alla fantasia e alla creatività.
Scopo di questo metodo è permettere ad ognuno di occuparsi di una cosa alla volta, rendendo semplice un pensiero complesso, e di compiere "un'inversione di rotta" nel proprio modo di pensare parlando chiaro tra noi senza offenderci perché, come abbiamo visto, l'integrità dell'Io non viene scalfita.

Scrive ancora Edward de Bono:" Il sistema dei sei cappelli è progettato per far passare il pensiero dal normale metodo dialettico al metodo di mappatura. Il pensiero diventa così un processo a due fasi. La prima fase è l'esecuzione della mappa. la seconda è la scelta del percorso sulla mappa. Se la mappa è fatta bene, il percorso migliore risulterà spesso di immediata evidenza."

Annarita
postato da annaritav alle ore 18:53 | link | commenti (9)
categorie: difficoltà e disagio, lavorare con la fantasia
giovedì, 21 febbraio 2008

Uno sguardo dalla finestra

L'ufficio di segreteria in cui lavoriamo ha una grandissima finestra affacciata su un giardino interno in cui spesso gli alunni delle varie classi vengono a giocare, inoltre anche il breve corridoio ha una parete di vetrate sul giardino principale, grande e ombreggiato da alti pini.
Mi capita  quindi di alzare lo sguardo o di trattenermi nel corridoio perchè attratta dal vociare vivace dei bambini.
È una cosa che mi piace tantissimo, credo non ci sia niente di più bello del guardare i bambini che giocano con tutto l'impegno e la serietà di cui sono capaci.
Naturalmente nel giardino della scuola privilegiano i giochi di gruppo, non manca mai la piccola partita di pallone o di pallavolo, ma spesso si dedicano anche a giochi che credevo oramai abbandonati, come il salto della corda o la "campana". Ve la ricordate?
gioco_campanaMa la cosa che più mi piace è osservare un bambino quando gioca da solo.
È in quel momento che tutta la sua fantasia si mette in moto.
Lo vedo dialogare con se stesso o con un interlocutore immaginario che gli sta accanto, accompagnando il discorso con gesti e movimenti del corpo.
È talmente preso da quel solitario esprimersi che non si accorge di nulla, i compagni e il giardino della scuola non ci sono più, la sua fantasia chissà in quale reame di fiaba lo ha portato. E il suo sguardo vaga all'intorno mentre  intona una canzoncina e sorride.
Com'è bello vedere un bambino felice nella piena espressione della propria fantasia.
Vien da piangere al pensiero di quanti piccoli si vedano invece quotidianamente negata l'infanzia, per i più turpi ed egoistici motivi.
A volte perdiamo tempo in tanti modi, ma se ci fermassimo a guardare un bambino che gioca, vedremmo la parte migliore di noi stessi, quella che non abbiamo mai dimenticato e che dorme in profondità, soffocata da mille preoccupazioni non sempre necessarie.

Annarita
Bambino_gioco
 
postato da annaritav alle ore 19:54 | link | commenti (15)
categorie: riflessione, come star bene a scuola, lavorare con la fantasia
sabato, 22 dicembre 2007

oursons"Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni.

Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l'esperienza e la memoria, la fantasia e l'inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rap-presentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere".

Gianni Rodari – Grammarica della fantasia

 xmasmouseQuesto speriamo che stia diventando questo nostro blog che ha visto ogni giorno aumentare la partecipazione e l’interesse, un sasso gettato in uno stagno  per smuovere idee, sogni, proposte, discussioni…  Nulla di più… Ma sarebbe già molto. Vi ringraziamo tutti e vi auguriamo buone feste…Ritorneremo con nuove idee e nuove proposte e vi preghiamo di mandarci i vostri eventuali suggerimenti… Grazie di cuore

Anche noi in questa festa, che pensa con particolare attenzione ai bambini, lanciamo l’appello che è rimbalzato di blog in blog da qualche giorno:

 
Vi chiediamo di andare qui: http://http://www.psichesoma.com/iniziativa-blogger-contro-gli-abusi-sessuali-sui-minori/
E SOPRATTUTTO clicca qui sull'immagineAbusi+piccolo
Diffondetela anche nei vostri blog.

postato da Isola08 alle ore 13:45 | link | commenti (34)
categorie: citazioni, lavorare con la fantasia

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