L'isola sconosciuta

"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". J.Gaarder - C'è nessuno?
domenica, 20 luglio 2008

I fannulloni

In questo periodo dedicato al riposo e alle letture sotto l'ombrellone o sotto un albero nella frescura della montagna o nella quiete della città semi vuota, le segreterie delle scuole continuano a lavorare a ritmo serrato per gli adempimenti e le scadenze di luglio e di agosto, in vista della riapertura di settembre.
Eh, sì, le segreterie sono aperte e lavorano. Forse il ministro Brunetta è tra quei candidi che ancora ci domandano: ma che cosa fate in segreteria tutta l'estate, se la scuola è finita a giugno?
Vi risparmio un arido elenco di adempimenti e di pratiche da sbrigare con attenzione , ma anche con una certa velocità, e vi dico solo che in questi anni l'autonomia scolastica ha prodotto un notevole aumento del carico di lavoro per il personale A.T.A., a fronte dei continui tagli di risorse e della misera stabilizzazione di un numero di precari sempre insufficiente rispetto al fabbisogno delle segreterie.
Precari che sono in graduatoria da una vita e molti dei quali arriveranno all'età della pensione senza aver nemmeno sfiorato la sospirata immissione in ruolo.
Precari e non, siamo oramai abituati a lavorare come muli, a non assentarci dal lavoro per non creare disagi e disservizi anche quando la salute fa cilecca, a trattenerci spesso anche oltre l'orario di lavoro senza considerarlo lavoro straordinario, a spostare le ferie a data da destinarsi se ci sono scadenze che incombono.
I fannulloni esistono, sono sempre esistiti, nel pubblico e nel privato, e anche nel settore pubblico i mezzi per contrastarli ci sono. Usiamoli.
Cominciamo a dimostrare responsabilità dall'alto e poi via scendiamo alla base della piramide e per favore non facciamo,come il solito, di ogni erba un fascio.
Io ho la fortuna di lavorare in un ambiente sereno e produttivo, nel quale ciascuno contribuisce in maniera determinante e per quanto gli compete; il Dirigente Scolastico, Il Direttore S.G.A.,  il corpo docente e i colleghi A.T.A.
Quando l'utenza è soddisfatta e ci ringrazia, rispondiamo solo di aver fatto il nostro dovere di impiegati della scuola.
E siamo in tanti a rimboccarci le maniche perchè la scuola pubblica vada avanti.
Ci rifletta sopra un po', ministro Brunetta, poi magari ne riparliamo.
Scusate lo sfogo.
Annarita
scrivania_definitiva_21-12-2006
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categorie: riflessione
mercoledì, 30 aprile 2008

Individualismo e collettività di Bruno Munari

munari00
Il periodo storico che stiamo vivendo, segnerà il passaggio, per noi, dall'individualismo al collettivismo. L'esaltazione dell'individuo ha prodotto dei «valori » come corruzione, furberia, egoismo, imposizione, ecc.
Comincia a farsi strada nella mente della gente che la collettività è più importante dell'individuo, che l'individuo vale per quello che dà alla collettività e non per quello che prende. Che gli individui muoiono ma la collettività sarà sempre presente finché ci saranno gli individui. È la collettività che conserva e tramanda la tradizione intesa come somma delle esperienze, in tutti i campi, utili a tutti.
Somma che va continuamente aggiornata, modificata, arricchita di valori oggettivi, con apporti personali degli individui, proprio perché non resti una cosa morta.
L'artista interessato solo a far vedere quanto è bravo, senza aiutare gli altri a capire e ad esprimersi, non serve alla collettività. Esso lascia gli altri nell'ignoranza, permettendo a critici e mercanti disonesti di sfruttarli.
Le stesse strutture politiche spesso condizionano lo sviluppo artistico in forme d'arte di sola apparenza, vuote illustrazioni di un pensiero letterario retorico. Anche in questo caso si tratta di incomprensione, di imposizione di schemi e, in definitiva, di sfruttamento dell'ignoranza.
L'artista o l'operatore culturale di oggi, può aiutare la crescita culturale della collettività. Può preparare gli individui (a cominciare dai bambini) a difendersi dallo sfruttamento, a smascherare i furbi (invece di ammirarli o invidiarli), ad esprimersi con la massima libertà e creatività. Può continuare la tradizione invece che ripeterla stancamente.
(Bruno Munari, da “Verbale scritto” ed. Il Melangolo 1992)

Gentilmente concesso da Giuliano dal blog Abbracciepopcorn
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categorie: citazioni, riflessione
giovedì, 24 aprile 2008

Un nuovo 25 aprile, un nuovo 1 maggio sono alle porte.

sassuolo02076Da Verona a Reggio Emilia passando per Milano una nuova presa di parola per la liberazione, dallo sfruttamento, dal lavoro nero, dalla negazione dei diritti prende forma: i protagonisti di questo processo sono i migranti sfruttati nelle cooperative del sub-appalto, quelli impiegati nel lavoro nero dei cantieri, in quello di cura nelle case, quelli costretti a subire le discriminazioni nell’accesso alla casa, quelli esclusi dal decreto flussi, irregolari non per scelta ma perché una legge ingiusta consegna loro questa posizione subordinata nella società.

"Facciamo il nostro dovere, vogliamo i nostri diritti. Sarà una giornata di indignazione" così Khaled attivista del Coordinamento migranti di Verona ci parla della manifestazione convocata per il 25 aprile in città.
Khaled che come tanti altri ormai vive e lavora in questa città da 10 anni, ci ricorda che non si può più parlare di immigrati, ma di cittadini che danno il proprio contributo alla società.

Questi sono i padri dei nostri alunni.

L'aumento degli alunni non italiani procede al ritmo del 20-25 per cento all'anno. Di questo passo nel 2011 il tetto del milione sarà superato. E' quanto si legge su una recente pubblicazione del ministero della Pubblica Istruzione. Il rapporto mette in evidenza che, se nel 2005-2006 gli alunni stranieri erano 425mila, nel 2006-2007 superavano le 500mila unità (501.445 unità) e nel 2007-2008 dovrebbero essere circa 570 mila, cioè il 6,4% (uno straniero ogni 16 alunni). Negli ultimi anni - fa notare La Tecnica della scuola riferendosi ai dati ministeriali - si è registrato un aumento costante del 20-25% rispetto a ogni anno precedente: con questi ritmi il raddoppio (e quindi il superamento del "tetto" di un milione di alunni stranieri) rispetto al 2006 dovrebbe arrivare nel 2011.

Un altro dato interessante riguarda le nazionalità presenti: quella albanese è la più diffusa (78mila alunni, pari al 15,6 rispetto ai 500mila stranieri); subito dopo si collocano i rumeni (68.600, pari al 13,7%), marocchini (68mila, il 13,6%), i Cinesi (24.000, quasi il 5%), i montenegrini e gli ecuadoregni (16mila in entrambi i casi, il 3,2%).

 

Oggi questi ragazzi sentono parlare dei loro padri come di delinquenti, di persone pericolose. Di loro si dà un’immagine sempre negativa e così sentono anche i loro compagni di scuola.

Che convivenza stiamo preparando? Volenti o no saranno sempre di più tra di noi.

E’ irresponsabile una politica che alimenta la paura per prendere voti. La campagna elettorale a Roma la dice lunga…

Ricordiamoci che qualsiaisi parola detta ad alta voce risuona nelle orecchie dei bambini…

 

Eppure a morire davvero sono proprio loro, gli immigrati, di cui non si parla quasi mai…

Accade da vent'anni lungo i confini dell'Europa. Sono soprattutto naufragi, ma non mancano incidenti stradali, morti di stenti nel deserto come tra le nevi dei valichi montuosi, piuttosto che uccisi da un'esplosione negli ultimi campi minati in Grecia, dagli spari dell'esercito turco o dalle violenze della polizia in Libia. Fortress Europe ci fornisce una rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera: 11.980 morti documentate, tra cui si contano 4.232 dispersi.

 

Il 25 aprile deve essere un momento di riflessione sulla società di oggi e non solo una rievocazione del passato.

 

 

 

Scritto da Maria
postato da Isola08 alle ore 15:54 | link | commenti (17)
categorie: riflessione, quale scuola, una scuola multiculturale, educare a essere accoglienti
sabato, 08 marzo 2008

8 marzo

Eccola di nuovo qui, questa gionata odiata e amata al tempo stesso.
Odiata perché di un momento di riflessione sulla condizione femminile è stato fatto un vuoto simulacro consumistico.
Amata perché in giornate come questa noi donne magari ci sentiamo più solidali, più complici, rammentando le cose che sono state cambiate e migliorate; più agguerrite, più determinate, pensando alle tante che ancora devono cambiare e migliorare.
Da donna a donna, cominciamo aiutando le nostre piccole, figlie, alunne, nipotine che siano, a resistere ai pericolosi e vuoti richiami della pubblicità e della bellezza a tutti i costi.
Mostriamo loro che una donna ha cuore, cervello e energie per essere rispettata e apprezzata nella famiglia, nel lavoro, nella scuola.
Ma dedichiamo anche un pensiero grato a quegli uomini, mariti, compagni, fidanzati, colleghi, superiori, che ci apprezzano, ci stimano, ci sostengono tutti i giorni, non in una sola giornata di comodo.
Loro non ci offriranno di certo il solito rametto di mimosa e noi gliene siamo grate.
Circola sul web una storiella che non mi piace proprio molto, sa di confezionato ad hoc, ma in fondo in fondo non è così male, se reputiamo sincero chi possa averla ideata.
Ve la riporto come augurio per tutte noi, grandi e piccole, perché l'8 marzo non sia un giorno, ma tutti i giorni.

Annarita


Quando Dio creò la donna era già al suo sesto giorno di lavoro, dopo aver fatto pure gli straordinari.
 Apparve un angelo e gli chiese:'Come mai ci metti tanto?"
Il Signore rispose: 'Hai visto il mio Progetto per lei? Deve essere completamente lavabile, però non deve essere di plastica, avere più di 200 parti movibili ed essere capace di funzionare con una dieta di qualsiasi cosa avanzi, avere un grembo che possa accogliere quattro bimbi contemporaneamente, avere un bacio che possa curare da un ginocchio sbucciato ad un cuore spezzato e lo farà tutto con solamente due mani.'
L´angelo si meravigliò dei requisiti. 'Solamente due mani....Impossibile!' E questo è il modello base? E´ troppo lavoro per un giorno....Aspetta fino a domani per terminarla.'
 'No,  lo farò adesso!' protestò il Signore. 'Sono tanto vicino a terminare questa creazione che ci sto mettendo tutto il mio cuore...Lei si cura da sola quando è ammalata e può lavorare 18 ore al giorno.'
L´angelo si avvicinò di più e toccò la donna. 'Però l´hai fatta così delicata, Signore'
'E´ delicata, ribatté Dio, però l´ho fatta anche robusta. Non hai idea di quello che è capace di sopportare o ottenere'
 'Sarà capace di pensare?' chiese l´angelo.
Dio rispose: 'Non solo sarà capace di pensare, ma pure di ragionare e di trattare'
L´angelo allora notò qualcosa e allungando la mano toccò la guancia della donna... 'Signore, pare che questo modello abbia una perdita...'
'Ti avevo detto che stavo cercando di mettere in lei moltissime cose... non c´è nessuna perdita... è una lacrima' lo corresse il Signore.
'A che cosa serve una lacrima?' chiese l´angelo.
E Dio disse:  'Le lacrime sono il suo modo di esprimere la sua gioia, la sua pena, il suo disinganno, il suo amore, la sua solitudine, la sua sofferenza, e il suo orgoglio.'
Ciò impressionò molto l´angelo. 'Sei in genio, Signore, hai pensato a tutto. La donna è veramente meravigliosa'
'Lo è! Le donne hanno energie che meravigliano gli uomini. Affrontano difficoltà, reggono gravi pesi, però hanno felicità, amore e gioia. Sorridono quando vorrebbero gridare, cantano quando vorrebbero piangere, piangono quando sono felici e ridono quando sono nervose.  Lottano per ciò in cui credono. Si ribellano all´ingiustizia. Non accettano un 'no' per risposta quando credono che ci sia una soluzione migliore. Si privano per mantenere in piedi la famiglia. Vanno dal medico con un´amica timorosa. Amano incondizionatamente. Piangono quando i loro figli hanno successo e si rallegrano per le fortune dei loro amici. Sono felici quando sentono parlare di un battesimo o un matrimonio.  Il loro cuore si spezza quando muore un´amica. Soffrono per la perdita di una persona cara. Senza dubbio sono forti quando pensano di non avere più energie. Sanno che un bacio e un abbraccio possono aiutare a curare un cuore spezzato. Non ci sono dubbi però... nella donna c´è un difetto: si dimentica quanto vale.'

gatto mimosaL'immagine viene da qui

Continuate a leggere il post segunete: una storia vera....
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categorie: anniversari, riflessione
giovedì, 21 febbraio 2008

Uno sguardo dalla finestra

L'ufficio di segreteria in cui lavoriamo ha una grandissima finestra affacciata su un giardino interno in cui spesso gli alunni delle varie classi vengono a giocare, inoltre anche il breve corridoio ha una parete di vetrate sul giardino principale, grande e ombreggiato da alti pini.
Mi capita  quindi di alzare lo sguardo o di trattenermi nel corridoio perchè attratta dal vociare vivace dei bambini.
È una cosa che mi piace tantissimo, credo non ci sia niente di più bello del guardare i bambini che giocano con tutto l'impegno e la serietà di cui sono capaci.
Naturalmente nel giardino della scuola privilegiano i giochi di gruppo, non manca mai la piccola partita di pallone o di pallavolo, ma spesso si dedicano anche a giochi che credevo oramai abbandonati, come il salto della corda o la "campana". Ve la ricordate?
gioco_campanaMa la cosa che più mi piace è osservare un bambino quando gioca da solo.
È in quel momento che tutta la sua fantasia si mette in moto.
Lo vedo dialogare con se stesso o con un interlocutore immaginario che gli sta accanto, accompagnando il discorso con gesti e movimenti del corpo.
È talmente preso da quel solitario esprimersi che non si accorge di nulla, i compagni e il giardino della scuola non ci sono più, la sua fantasia chissà in quale reame di fiaba lo ha portato. E il suo sguardo vaga all'intorno mentre  intona una canzoncina e sorride.
Com'è bello vedere un bambino felice nella piena espressione della propria fantasia.
Vien da piangere al pensiero di quanti piccoli si vedano invece quotidianamente negata l'infanzia, per i più turpi ed egoistici motivi.
A volte perdiamo tempo in tanti modi, ma se ci fermassimo a guardare un bambino che gioca, vedremmo la parte migliore di noi stessi, quella che non abbiamo mai dimenticato e che dorme in profondità, soffocata da mille preoccupazioni non sempre necessarie.

Annarita
Bambino_gioco
 
postato da annaritav alle ore 19:54 | link | commenti (15)
categorie: riflessione, come star bene a scuola, lavorare con la fantasia
giovedì, 14 febbraio 2008

Dieci regole per genitori

Regola n. 1 I ragazzi sono come un fiume che scende a valle, segue la via che vuole, che può: non influire sulle scelte scolastiche dei propri figli;

Regola n. 2  Quando un figlio si lamenta in casa del trattamento che riceve a scuola, evitare di dire: la prossima volta dillo a me che ci penso io!

Regola n. 3 Evitare di fare i compiti con i propri figli e studiare al loro posto, mentre scrivono messaggini col cell;

Regola n. 4 Evitare di consolarli quando ricevono un rimprovero da un Insegnante. Dire loro che nella vita le ingiustizie e le false accuse sono parte della vita e che bisogna anche accettarle;

Regola n. 5 I nostri figli non sono un mezzo per la nostra realizzazione;

Regola n.6 Mostrare il più possibile di condividere le finalità e le scelte degli Insegnanti, non criticarli in presenza dei ragazzi;

Regola n. 7 Non caricare i ragazzi di responsabilità e attese sociali in merito ai risultati scolastici;

Regola n. 8 Nella vita di tutti ci sono delle priorità. Avere ben chiaro, a se stessi, se desideriamo un figlio/a rispettoso, educato, gentile, serio, sereno; oppure un figlio/a furbo che ci sa fare e scavalca tutto e tutti;

Regola n.9 Amare e voler bene ai propri figli a prescindere dai risultati scolastici, privilegiando il comportamento corretto, piuttosto che il voto in questa o quella materia;

Regola n. 10 Il bene dei propri figli è strettamente legato al bene dei suoi compagni e frequentatori.

Scritto da Zorba.

giovedì, 07 febbraio 2008

DURANTE IL CAMMINO

DonaMi sono accorta che qualcosa non andasse quando vidi una mia firma falsificata sotto ad un brutto voto che Sara aveva preso in una verifica di italiano.
Aveva appena 7 anni e frequentava la seconda elementare quando il nonno, proprio all’inizio dell’anno scolastico si ammalò.

Per mesi corremmo tra l’ospedale vicino a casa e il centro di tumori di Aviano per poterlo curare ed essendo io infermiera lo seguivo a casa tra un ciclo e l’altro di chemioterapia.

Improvvisamente per Sara era venuto a mancare un importantissimo punto di riferimento.

Il nonno era solito accompagnare a scuola, quasi ogni giorno, lei e gli altri due fratellini di 3 anni, ed ogni giorno faceva con loro delle belle passeggiate tra i prati e i boschi insegnando e raccontando loro di quando era bambino.

Anche i gemellini erano molto affezionati a lui ma il rapporto che Sara aveva con il nonno era davvero speciale.

In buona fede, abbiamo dato per scontato, noi adulti della famiglia, che fosse giusto “proteggere” Sara dalle eventuali sofferenze che poteva avere vedendo il nonno in quello stato, cercando di non parlare della malattia e cercando di distrarla in tutti i modi.

In realtà lei era preoccupatissima al punto tale di non riuscire a concentrarsi a scuola, di prendere brutti voti e per non dare preoccupazioni a me per questo, percependo la preoccupazione che avevo per le condizioni del nonno, di “arrangiarsi” con le note che prendeva.
Vedendo quello scarabocchio che pretendeva mestamente voler essere la mia firma, sono crollate anche quelle poche certezze che avevo e cioè di protezione di Sara di fronte alla malattia.

E’ stato un lavoro duro per tutti.

Ho chiesto aiuto alle maestre e ad una psicologa che mi ha indicato la giusta via da percorrere con mia figlia.
Ricordo quella sera che abbiamo pianto assieme, nel suo letto, per la prima volta. Insieme nella paura di perdere il suo nonno, mio padre.

A distanza di 5 anni ci siamo ritrovate a piangere su queste paure e poi a piangere nel suo ricordo.

Questa volta siamo stati tutti partecipi della sofferenza di questa fantastica figura, fino all’ultimo respiro e mentre Sara con i fratelli, dopo avergli dato i loro ultimo bacio se ne sono andati a scuola come tutte le mattine, lui silenziosamente ci ha lasciato.

Ho voluto raccontare brevemente questo scorcio di vita per valorizzare i nonni, importantissime figure nella vita nei nostri figli.

Inoltre e’ importantissimo condividere con loro i problemi della famiglia nei modi e con le parole più consone ma mai tagliarli fuori da quello che sta succedendo intorno a loro, anche se molte volte viene fatto in buona fede.

Condividere con loro non solo le gioie ma  anche i problemi li fa sentire parte della famiglia e in questo modo non si fanno idee sbagliate e non vivono le incertezze come fossero macigni.

Scritto da Dona

postato da Isola08 alle ore 11:02 | link | commenti (10)
categorie: riflessione, rapporto genitori figli
venerdì, 25 gennaio 2008

Povera Patria

“Il Parlamento della Repubblica italiana è l'organo costituzionale titolare della funzione legislativa. Il Parlamento ha una struttura bicamerale perfetta, poiché composto da due Camere aventi funzioni identiche: la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica .La prima è formata da 630 Deputati e la seconda da 315 Senatori cui vanno aggiunti i Senatori di diritto a vita  (Presidenti emeriti della Repubblica) ed i Senatori a vita: cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario, nominati dal Presidente della Repubblica secondo il disposto dell'art.59 della Coastituzione.…Alle due Camere spettano la funzione legislativa, di revisione costituzionale, di indirizzo, di controllo e di informazione nonché altre funzioni normalmente esercitate da altri poteri: ovvero la funzione giurisdizionale e la funzione amministrativa.” (da Wikipedia)

Il  Parlamento è meta annuale di visite d’istruzione da parte degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado. Gli insegnanti portano le loro classi a visitare il  luogo nel quali vive la democrazia del nostro paese.

Dovrebbe vivere.

Scene come quelle che si sono viste in Senato, trasmesse dalla televisione  e riportate da tutti i quotidiani,  sono indefinibili.  Qualunque aggettivo non esprime efficacemente lo sconcio di veder trasformate le aule austere del Parlamento in luoghi di combattimento nei quali volano insulti e parolacce, schiaffi, sputi, fischi e volgari lazzi, spintoni e aggressioni. In luoghi  nei quali esibirsi in squallidi numeri indegni del più becero avanspettacolo.

E la storia delle nostre Camere è costellata, dal 1948 ad oggi, di sordidi episodi del genere.

Vien voglia di domandarsi se non abbiano ragione quegli insegnanti che propongono di abolire una volta per  tutte le visite in Parlamento.

Che insegnamento trarre dalla vista di certi spettacoli?

Uno solo: che il rispetto è diventato merce di scarsissimo valore sull’attuale mercato. Che l’avversario va aggredito con ogni mezzo e non combattuto con  idee, proposte  e critiche costruttive. Povera patria.

Annarita 

images
postato da annaritav alle ore 18:13 | link | commenti (9)
categorie: riflessione, riflettere sulla storia
giovedì, 27 dicembre 2007

IL POTERE DELLE PAROLE.

Giardini pensili, Babilonia

- Buongiorno.

- Per favore.

- Che bella giornata.

- Sono contento.

- Che felicità.

- Sono sicuro tutto andrà bene.

- Grazie tante.

- Non ti preoccupare.

- Stai tranquillo, io ti aiuterò.

- ...

Viviamo nel mondo delle comunicazioni, dove le parole non vengono usate adeguatamente e spesso sconosciamo il loro reale significato.

La nostra mente è come un computer, analizza ciò che le diamo e di conseguenza ce ne riconsegna il frutto. Ecco perché è importante dire ai nostri figli, ai nostri parenti, amici, conoscenti, insomma alle persone, agli animali, alle cose solo parole positive, frasi che non li feriscano, specialmente ai bambini, i quali crescono con le nostre parole e con esse si alimentano.

Se ci dessimo conto del potere delle parole faremmo più attenzione al nostro comunicare. Cosa ci costa una frase felice, positiva, piena di gioia, una frase che viene realmente dal nostro profondo e sincero cuore, una frase che possa essere di aiuto!

Mi sono sempre domandato: perché ci lamentiamo delle parole degli altri, quando noi stessi agiamo nello stesso modo? Perché ferire gli altri, che vantaggi ne abbiamo?

Dalla nostra bocca escono espressioni della quale non ci rendiamo conto, espressioni che, analizzate bene, non hanno un senso.

Cosicché, dall'eleganza delle parole pronunciate si distingue una persona, da loro si deduce il carattere, il comportamento, l'educazione, la personalità di ognuno di noi.

In fin dei conti, riceviamo solo ciò che diamo e diamo solo ciò che abbiamo.

Felicità.

Rino, ringraziando.

(scritto da babilonia61)

postato da babilonia61 alle ore 19:31 | link | commenti (16)
categorie: riflessione, educare a essere accoglienti
martedì, 06 novembre 2007

Spesso sogno notti senza vento...

PostChiccaDurante momenti difficili come questo che il Bel Paese sta attraversando si sente dire ed acclamare la parola "tolleranza, o il suo contrario  "tolleranza zero".
Devo confessare che la parola tolleranza non mi piace, non la uso e la trovo "brutta" come dicono i bimbi. Non fa parte del mio vocabolario, perché è una forma ipocrita di Intolleranza mascherata.
Tollerare significa purtroppo che io "tollero" la tua presenza, "tollero" le tue parole, anche se non me può  interessar di meno, ti sopporto in fondo, fin quando non mi rompi, poi ti dico tutto quello che mi viene.

Ad essa, preferisco la parola rispetto, perché implica una voglia di conoscere le ragioni e le parti dell'altro, non "Tollerare" soltanto, ma farmi carico di conoscere e, se non concordo con te, te lo dico anche duramente, ma sempre nel rispetto, non farò finta di "Tollerarti", cercherò di capire, cominciando a vedere se qualche cosa in comune la possediamo.

Non amo neppure la parola "integrazione" (integrare rendere pieno, perfetto ciò che è incompleto o imperfetto, fusione , unione di più soggetti ecc...), la trovo riduttiva e non "rispettosa" della propria cultura, io dovrei fondermi, annullarmi, rendermi perfetta?

Sono stata "migrante" dalla nascita e sempre in paesi diversi, cosa mi sarebbe successo se, ogni volta che cambiavo paese, avessi dovuto integrarmi?  dove sarebbe finita Chicca? sarebbe il miscuglio di infinite integrazioni (fusioni, completamenti) e avrebbe perso la sua dimensione culturale, la sua storia personale, il suo vissuto

Io preferisco usare la parola "interazione" (scambio alla pari, cooperazione) nel suo significato naturale cioè inter – agire: agire quindi insieme dentro ad una cultura che mi ospita portando il bagaglio della mia cultura, confrontarmi con la cultura che mi ospita, in modo che ci si possano scambiare reciprocamente "il proprio mondo".

La Tolleranza mi fa paura a volte troppa paura,  perché la considero indifferenza  e l'indifferenza non porta a conoscersi, porta ad odiarsi: ho visto l'odio, l'ho toccato con mano, quello che arriva quando si dice di tollerare, di voler integrare.

Troppo hanno visto i miei occhi, troppo hanno ascoltato le mie orecchie, troppo il mio cuore si è spezzato in due, tre, quattro frammenti fino a diventare polvere,

la polvere che copre Manhattan, come quella che copre i campi di Ramallah

è la stessa polvere, lo stesso sfacelo, la stessa distruzione

l'odio si sparge come la polvere, basta un piccolo soffio di vento e si alza, ci entra negli occhi e nel cuore

ci acceca, ci rende duri come pietre

l'odio viene da lontano, da molto lontano, e più il tempo scorre, più diventa indomabile, ha una sua forza  intrinseca profonda, a volte allettante

spesso viene coltivato con cura

c'è chi lo nasconde con arte e chi non sa trattenerlo

ma lui è lì, pronto a cogliere anche una piccola brezza

l'odio serve ai costruttori di guerre, serve alle armi, serve ai folli, serve agli animi disillusi, per trovare qualcosa contro cui sfogare la propria rabbia repressa

serve ai poteri per conservarsi, serve a chi potere non ha, per illudersi di averlo

l'odio ha bisogno di mostri per propagarsi, per non morire, per continuare la sua folle corsa verso la distruzione

l'odio serve ai poveri per illudersi di essere ricchi

serve ai ricchi per conservare la propria ricchezza

ma l'odio potrebbe morire se non trova più il vento che l'alimenta, che lo fa vibrare nell'aria

spesso sogno notti senza vento, dove appare al sorgere del sole,  un chiarore, che prende forma piano piano

che sembra voler invadere tutto il mio orizzonte

nel mio sogno  quel chiarore  stenta  a diventare alba,  forse ce la farà

se i sogni, i sentimenti, l'amore, l'amicizia, il rispetto  tra le persone fossero in grado di rendere

quel chiarore luce abbagliante

ma il sogno finisce  e ritorna il vento

poi verrà un altra notte e potrò sognare di nuovo

chicca

postato da Isola08 alle ore 12:17 | link | commenti (29)
categorie: riflessione

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Nome: Isola08
Emilia, Maria, Costanza, Claudia, Chicca, ICare, Zorba, Anna Rita e chi vorrà aggiungersi

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