L'isola sconosciuta

"Una risposta è il tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle. Solo una domanda può puntare oltre". J.Gaarder - C'è nessuno?
sabato, 25 ottobre 2008

Mala tempora currunt

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta.

Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi.

Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"

Discorso pronunciato da Pietro Calamandrei al III Congresso in difesa della scuola nazionale - Roma, 11 febbraio 1950.

1236_scuola
lunedì, 05 maggio 2008

Discutere per capire

lavagnaDopo un episodio spiacevole capitato in classe, invitati a riflettere su come rendere possibili dei rapporti più veri nell’ambiente scolastico, un allievo di prima media scrive: “Il mio percorso scolastico è stato piuttosto travagliato. Quando avevo tre anni i miei genitori mi hanno tolto da una classe dell’asilo in seguito a una caduta da uno scivolo spinto da un compagno senza la vigilanza di nessuna maestra. Di questo incidente porto ancora una brutta cicatrice sulla fronte e la cosa mi ha spesso fatto riflettere sulla scarsa attenzione e poco senso di responsabilità di certi insegnanti ma anche sulla superficialità dei bambini che non pensano alle conseguenze di certi loro gesti. Tanti altri episodi sono capitati negli anni successivi e l’episodio di oggi mi ha ricordato la mia infanzia. Un mio compagno è stato preso di mira per essersi vantato troppo delle sue possibilità finanziarie e delle sue proprietà; una mia compagna ha scritto per scherzo alla lavagna che lui soffriva di allergia al gesso e invitava tutti a riempire il suo banco di polvere di gesso; un’altra mia compagna non sapendo che l’allergia fosse vera (così ha poi detto) ha davvero riempito il banco di gesso, provocandogli una crisi di asma e molto spavento. Naturalmente si è presa una nota. Io penso che anche lui avrebbe dovuto essere rimproverato con fermezza dagli insegnanti perché, se la scuola è davvero un luogo dove ci confrontiamo con gli altri, non vedo perché bisogna sopportare tutte le mattine le provocazioni di un compagno superbo. Per fortuna un’insegnante glielo ha fatto notare e ha discusso con noi la cosa, ma temo che lui continuerà a vantarsi….Credo che bisogna cercare un rapporto più vero con le persone che ci circondano perché la maggior parte delle persone che conosco si nasconde dietro una maschera e non è spontanea…”

Alla domanda : perché deve vantarsi con i compagni, l’allievo incriminato è rimasto muto e ha chiesto del tempo per pensarci. Nei giorni successivi i compagni chiedevano continuamente se ci aveva pensato e quale fosse la sua risposta. Finalmente una mattina arriva dicendo: ho la risposta: “volevo sentirmi importante davanti ai compagni, ma non so perché”.

Quante occasioni di farli crescere perdiamo perché loro non si fidano di noi e non ci raccontano quello che succede tra loro!

scritto da Costanza

postato da Isola08 alle ore 17:34 | link | commenti (10)
categorie: testimonianze, come star bene a scuola, una scuola per tutti
martedì, 29 gennaio 2008

Povera scuola

Vi segnalo questo articolo di Cosimo De Nitto sulla rivista on line "ScuolaOggi-Il giornale delle scuole."
C'è materia per riflettere.
Buona giornata.
Annarita
postato da annaritav alle ore 07:27 | link | commenti (16)
categorie: quale scuola, una scuola per tutti
domenica, 21 ottobre 2007

La diversità è ricchezza

DiversitàContinuiamo a mettere sul tappeto dei problemi che appartengono non solo al mondo della scuola, ma al modo di porci nel mondo. Dite come la pensate a riguardo, esprimete le vostre esperienze fatte nella vostra quotidianità rispetto a quello su cui ci sollecita a riflettere I Care:

Il regista iraniano Mohsen Makhmalbaf, autore, tra l’altro, dei film “Pane e fiore” e “Kandahar” racconta: “Dio aveva in mano un grande specchio dentro il quale vedeva la verità; lo frantumò e ne assegnò un pezzettino ad ogni essere umano. Ogni uomo, dunque, può vedere un pezzettino di verità. Ma solo mettendo assieme i frammenti dello specchio si potrà avere una visione completa, anche se mai lo specchio così ricostruito potrà restituire l’immagine limpida della verità vista da Dio, che nello specchio si riflette"

Ogni uomo ha del mondo una visione sua, un suo punto di vista, che dipende dalle esperienze fatte, dal tempo storico e dal contesto in cui vive, dal carattere, dall’educazione che ha ricevuto. Insomma, come diceva Protagora, "l’uomo è misura di tutte le cose". Ma in questo nostro strano mondo, in cui ognuno pretende di avere il filo diretto con la Verità, di avere un rapporto preferenziale con Dio (dimenticando che Dio è padre [o madre?] di tutta l’umanità) e di conseguenza di avere la VERITA’ in esclusiva, tendiamo a dimenticare che ogni uomo ha solo un tassello di un puzzle. E come sanno tutti coloro che si dilettano a fare i puzzle, i tasselli non sono tutti uguali, alcuni hanno un solo colore e rappresentano un angolo di cielo o di mare, altri, invece, hanno un intricato intreccio di colori, e rappresentano una parte del panorama o dell’erba, o le ali d’una farfalla, o altro, ma provate a perdere un tassello, anche il più banale, il puzzle sarà incompleto, sembrerà rotto, senza senso. Solo quando impareremo ad ascoltarci l’un l’altro da bravi fratelli, figli dell’unico Dio, potremo unire i nostri tasselli di puzzle, mettere insieme la nostra parte di verità, di cui siamo portatori, piccola o grande, articolata e complessa, o semplice, in quanto noi siamo "misura". E solo così mettendoci insieme potremo sperare di ricostruire il grande puzzle della verità, in cui è rappresentato il volto di Dio.

E così anche a scuola ogni alunno, qualunque sia la sua provenienza culturale o sociale, qualunque sia il suo portato umano è indispensabile per l’insegnante e per la realtà stessa della classe.

Se vogliamo insegnare il rispetto dell’altro e l’accettazione della diversità, impariamo noi per primi che la diversità è ricchezza, e, quando ne saremo convinti e consapevoli, sapremo insegnarla, perché, come diceva Jean Jaurés "Non si insegna quello che si sa o quello che si crede di sapere: si insegna e si può insegnare solo quello che si è".

Vi preghiamo di scrivere alla fine del commento il vostro nome

postato da Isola08 alle ore 16:30 | link | commenti (17)
categorie: citazioni, una scuola per tutti

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